Charles Webb / Il Laureato

| Benjamin Braddock si laureò in un piccolo college dell’Est in un giorno di giugno. Prese un aereo e tornò a casa. La sera dopo i suoi genitori diedero una festa in suo onore.
Alle otto quasi tutti gli ospiti erano arrivati ma Benjamin era rimasto in camera sua. Suo padre lo chiamò dal piano terra ma lui non rispose. Così salì di corsa i gradini e arrivò in fondo al corridoio.
“Ben?” disse aprendo la porta della camera del figlio.
“Scendo tra poco,” disse Benjamin.
“Ben, gli invitati sono tutti arrivati,” disse suo padre. “Stanno aspettando.”
“Ho detto che scendo tra poco.”
Mr Braddock si chiuse la porta alle spalle.
“Che cos’hai?” chiese.
Benjamin scrollò il capo e si avvicinò alla finestra.
“Che cos’hai, Ben?”
“Niente.”
“Allora perché non vieni giù a salutare i tuoi ospiti?”
Benjamin non rispose.
“Ben?”
“Papà,” disse lui voltandosi, “ho altre cose per la testa.”
“Quali cose?”
“Altre cose.”
“Be’, vuoi dirmi di che si tratta?”
“No.”
Per qualche istante Mr Braddock fissò accigliato suo figlio, poi controllò l’orologio e tornò a guardare Benjamin. “Ben, sono i nostri amici,” disse. “Amici miei. Amici di tua madre. Non puoi trattarli così.”
“Digli che voglio restare un po’ da solo.”
“Mr Robinson è andato in garage a vedere la tua macchina nuova. Scendi, dai, e fagli fare un giro.”
Benjamin si frugò in tasca e tirò fuori un paio di chiavi lucide fissate a una catenella.
“Tieni” disse.
“Eh?”
“Dagli le chiavi. Falla guidare a lui.”
“Ma lui vuole vederti.”
“In questo momento sono io che non voglio vederlo,” disse Benjamin. “Non voglio vedere i Robinson, non voglio vedere i Pearson, non voglio vedere i… i Terhune.”
“Ben, sono diciassette anni che io e Robinson facciamo insieme gli avvocati in questa città. È il mio miglior amico.”
“Lo so.”
“Ha rinviato a domani un appuntamento con un cliente di Los Angeles, solo per poter venire qui a festeggiare.”
“Papà…”
“Non è stato gentile?”
“Sì, è stato gentile, ma vi sarei grato se mi lasciaste in pace.”
Suo padre scosse la testa.
“Non so che cosa ti abbia preso,” disse “ma qualunque cosa sia, voglio che tu esca di qui e scenda immediatamente.”
A quel punto la porta si aprì ed entrò la madre di Benjamin.
“Non sei ancora pronto?” disse.
“No.”
“Scendiamo subito,” disse suo padre.
“Be’, ma che succede?” disse lei, chiudendosi la porta alle spalle.
“Sto solo cercando di pensare!”
“Su, Ben,” disse suo padre. Lo prese per un braccio e cominciò a spingerlo verso la porta.
“Lasciatemi in pace, perdio!” esclamò Benjamin tirandosi da parte e fissandoli.
“Ben,” disse pacatamente Mr Braddock, senza abbassare lo sguardo, “non dire mai più una cosa del genere in presenza mia e di tua madre.”
Benjamin scosse il capo. Poi, passando tra loro, s’avviò verso la porta.
“Vado a fare quattro passi” disse. Uscì nel corridoio e si chiuse la porta alle spalle.
Percorse il corridoio e scese le scale a balzi, ma aveva appena raggiunto la porta d’ingresso e stava per girare la maniglia quando dal soggiorno sbucò Mr Terhune.
“Ben?” disse. “Voglio stringerti la mano.”
Benjamin annuì restituendogli la stretta.
“Perdio, sono orgoglioso di te!” disse Mr Terhune sempre tenendogli la mano.
Benjamin fece ancora un cenno col capo. “Grazie” disse. “Ora, se mi scusa, ma vado a fare una passeggiata. Sarò di ritorno tra poco.”
In fondo al corridoio apparve Mrs Pearson. “Oh Benjamin,” disse con un sorriso. Lo raggiunse e tirò su le braccia per fargli abbassare la testa e lo baciò. “Benjamin” disse, “sono senza parole.”
Benjamin annuì.
“Accidenti, sei stato proprio in gamba.”
“Non vorrei sembrare scortese” disse Benjamin “ma adesso speravo proprio di poter uscire a fare due passi.”
Con un bicchiere in mano Mr Robinson sbucò in fondo al corridoio. Cominciò a sorridere quando vide Benjamin e si fece largo tra la gente che aveva attorno per andargli a stringere la mano. “Diavolo, Ben, come va la vita?” disse. “Ti trovo in forma”.
“Sto bene.”
“Di’, è un bel giocattolo quello nel garage. Quel lavoretto italiano che il tuo vecchio ti ha regalato per la laurea.”
“È eccitante!” disse Mrs Pearson.
“Andiamo a farci un giro” disse Mr Robinson.
Benjamin mise una mano in tasca e prese le chiavi. “Sa usare un cambio manuale?” disse porgendogliele.
“Come?”
“Sa come funziona un cambio manuale?”
“Be’, certo” disse Mr Robinson. “Ma pensavo che mi avresti accompagnato tu.”
“Ora proprio non posso,” disse Benjamin. “Scusate.” Tese la mano verso la maniglia, la girò e spinse la porta. Stava per uscire quando Mr Carlson e sua moglie comparvero sulla veranda.
“Ah, eccolo qui in persona,” disse Mrs Carlson. Gettò le braccia al collo di Benjamin e se lo strinse al petto. “Ben?” disse, dandogli dei buffetti su una spalla, “spero di non metterti in imbarazzo se ti dico che sono terribilmente orgogliosa di essere tua amica.”
“Nessun imbarazzo,” disse Benjamin. “Ma adesso avrei delle cose da sbrigare e stavo giusto…”
“Qui c’è qualcosa per te,” disse Mr Carlson. Porse a Benjamin una bottiglia infiocchettata con un nastro rosso. “Spero che ti abbiano insegnato anche a bere, laggiù nell’Est.”
Mise un braccio sulle spalle di Benjamin e lo costrinse a rientrare in casa.
Benjamin si chinò per sfuggirgli e posò accanto alla porta la bottiglia di liquore.
“Sentite” disse. “Volete sì o no lasciarmi andare a fare due passi?”
“Come?”
“Scusate se non sono più socievole” disse Benjamin. “Vi ringrazio d’essere venuti ma…”
“Ora, Ben,” disse Mrs Carlson mentre il marito l’aiutava a togliersi il soprabito, “voglio che tu mi dica tutto di questo premio che hai vinto. È per l’insegnamento giusto?”
Benjamin afferrò la maniglia ma prima che potesse girarla si trovò a fianco suo padre che gli fece scivolare un braccio attorno alla vita. “Aggiustiamo tutto con un bicchierino” disse.
“Papà…”
“Su, Ben,” disse pacatamente suo padre. “Non vorrai fare una scenata proprio qui.”
“Allora lasciami uscire!”
“Andiamo” disse Mr Braddock allontanandolo dalla porta.
“Benissimo!” disse Benjamin. Passò davanti a suo padre ed entrò nel soggiorno, scuotendo la testa.
“Allora, Benjamin,” disse la donna.
Benjamin abbassò il capo.
“Non sei emozionato?”
Attraversò la stanza, salutando con un cenno molti altri ospiti, ed entrò nella sala da pranzo dove, sul tavolo, c’erano un vassoio carico di bottiglie, un secchiello pieno di cubetti di ghiaccio e alcuni bicchieri. Scelse uno dei più grandi e lo riempì fino all’orlo di bourbon. Bevve parecchi sorsi, poi chiuse gli occhi un momento e ne bevve altri. Tornò a riempire il bicchiere fino all’orlo e quando si voltò sua madre era di fronte a lui. |

Il Laureato. Charles Webb

Condividi questo articolo su Share on Facebook
Facebook