Ci sono personaggi che non se ne vanno mai.

Ci sono personaggi che non se ne vanno mai. Personaggi crea
ti da scrittori – e come in questo caso, è vero, resi immortali dal cinema – che sembrano avere un vita propria che va oltre le pagine di un libro o i titoli di coda di un film. Così la storia di Mrs Robinson comincia nei primi anni sessanta e continua oggi in questo romanzo bellissimo, consegnato alle stampe da Charles Webb a distanza di quarant’anni dal Laureato e tradotto solo ora qui da noi, con dieci anni di ritardo.
Partiamo dall’inizio: Edward Burlingame, che nei primi anni ’60 dirigeva la New American Library, ricevette il dattiloscritto del Laureato da uno sconosciuto studente del Massachusetts. “Rimasi sbalordito” dice in un’intervista di qualche anno fa. “Non solo perché non mi aspettavo niente del genere, ma perché era così assolutamente originale. Era davvero un libro unico, con strani dialoghi innovativi e geniali.”
Da lì in poi il successo è globale, e resta poco da aggiungere. Cinema, traduzioni, ristampe.
Intanto Webb si tira fuori dal gioco, accetta una somma irrisoria e cede non solo il romanzo, ma addirittura i diritti di sfruttamento sui personaggi.
I personaggi appunto. Da una parte Benjamin, che per un buon decennio è stato l’immagine del giovane americano. Buck Henry, uno degli sceneggiatori del film dichiarò: “ho girato il film perché Benjamin sono io.” Lo stesso era per Mike Nichols, regista del film, e chissà per quanti lettori e spettatori. Per il ruolo, affidato poi a Dustin Hoffman, venne prima scelto e poi scartato Robert Redford, evidentemente troppo affascinante per il ruolo. Benjamin Braddock è l’immagine riflessa di un ragazzo qualsiasi, il ragazzo della porta accanto, imbranato e goffo, e così lo ritroviamo anche se con qualche anno in più in questo sequel.
Dall’altra parte c’è Mrs Robinson. “Certamente il romanzo è autobiografico” sostiene ancora Burlingame, che negli anni diventò il miglior amico di Webb, “almeno in una certa misura, ma non c’è alcuna verità, per quanto ne so, nel fatto che Charles abbia avuto qualche tipo di relazione con la madre di sua moglie Eve. La suocera detestava Charles e faceva tutto il possibile per allontanarlo dalla figlia. Charles ha sempre parlato però di una fugace visione di sua suocera che esce dalla doccia nuda, e quella è stata probabilmente l’ispirazione per Mrs Robinson.”
E infine c’è Elaine, terzo vertice del triangolo, bella, intelligente e centrale in questo romanzo con un ruolo di giovane madre, innamorata del suo stralunato Ben. Entrambi ormai hanno tagliato i ponti col passato, ma il passato si sa, torna sempre.
Straordinarie, in questo sequel ambientato a otto anni di distanza dai fatti, scandalosi, del primo romanzo, sono la continuità e la coerenza della narrazione. Benjamin ed Elaine vivono sulla costa Est adesso, e sono fuggiti dalla California proprio per non avere contatti con Mrs Robinson. Hanno due figli, e hanno deciso di educarli a casa. La scuola però si oppone, e fissa un ultimatum per il rientro nei ranghi. E qui Benjamin architetta un piano (il primo fra tanti) affascinante e in parte efficace, ma commette un errore: chiamare in soccorso proprio Mrs Robinson. Le conseguenze saranno devastanti.
Webb sterza con decisione sulla commedia alzando il tiro della sua critica alla società contemporanea: conformismo, scuola, regole, ipocrisia, e – sorpresa – l’attacco resta attuale e giustificato ancora oggi, a tanti decenni di distanza.
Ancora ritroviamo, come se per magia non fosse passato nemmeno un giorno, i dialoghi ‘geniali’ del primo romanzo, dialoghi frastornati, che segnarono però un punto fermo nella storia della letteratura americana e non solo. Monosillabi, esitazioni, incomprensioni, tutto ripreso dalla realtà e messo sulla carta. La critica allora criticò. Poi riconobbe di aver avuto torto, forse quando i libri – e il cinema – cominciarono a parlare come le persone e non più come i libri.
Ciò che sembrava dire allora Benjamin, senza però saperlo dire, era: la nostra generazione non ha niente a che vedere con quella precedente, il nostro smarrimento è completo. L’ombra di una chiamata per il Vietnam incombeva, e improvvisamente tutta una generazione sembrò capire e sentirsi coinvolta dal passo incerto di Ben. Ora Webb riprende da lì: i suoi personaggi rifiutano l’educazione che lo stato impone ai suoi cittadini (lo stesso fecero Webb e sua moglie negli anni ’70), si dibattono fra i lacci del conformismo, fuggono l’arrivismo degli impiegati di banca, frequentano senza grande entusiasmo famiglie di hippy sballati, e cercano tutto sommato soltanto di tenersi in disparte. La scena iniziale è programmatica ed esemplare. Elaine incontra al supermercato una vicina di casa, moglie del vicedirettore di una banca locale:

“Mi scusi” disse la donna, “ma lei non è quella che ha ritirato i figli da scuola?”
Elaine si voltò senza parlare.
“Li istruite a casa.”
“Esattamente.”
Ci fu un momento di silenzio, poi la donna insistette: “Presumo che sappiate quello che state facendo…”
“Ovviamente.”
“Lo spero” disse lei, “perché nostra figlia tornando dal college ci ha detto che se avessimo fatto una cosa del genere a lei non ci avrebbe più rivolto la parola.”
Nella mente di Elaine balenò una risposta ma lei si trattenne, almeno al principio, e se la donna non avesse aggiunto altro non avrebbe mai detto ciò che aveva pensato di dire. Sfortunatamente tuttavia, la donna proseguì.
“Ho chiesto a Claire cosa al mondo possa spingere dei genitori a privare i loro figli dell’esperienza più felice della loro vita.”
Guardò Elaine per un momento e poi spinse il carrello avanti, diretta verso il reparto panetteria.
“Mi scusi” disse Elaine alle sue spalle, “lei forse si aspettava una risposta.”
La donna si fermò, girandosi per guardarla.
“Non necessariamente.”
“Li abbiamo ritirati da scuola perché non volevamo che diventassero dei dipendenti di banca.”
Se avesse avuto una possibilità di rimangiarsi una sola affermazione fatta nel corso della vita, senza pensarci due volte, Elaine Braddock avrebbe scelto quella diretta a Marion Montgomery quel mattino al supermercato.

Si scuserà poi, seriamente pentita, con la donna e con il marito, ma l’attacco all’ordine costituito resta.
Un sequel è sempre una questione delicata, e qui si potrebbe parlare di una lezione di scrittura, di rigore, lucidità e misura. I meccanismi sono sapienti, si ride più volte, ogni scena si incastra con quelle seguente.
Eppure Webb sembra non avere mai avuto né cercato la stabilità che mostra nel suo ‘mestiere’. Per anni è fuggito da tutti i canoni, della società borghese ma anche del buon senso, arrivando a mendicare e a vivere di stenti, rifiutando il ‘mercato’, e il possesso. Lui e la moglie Eve – che si cambiò all’anagrafe il nome in Fred – cominciarono presto, restituendo i regali di nozze. Il suo amico ed editore Edward Burlingame non si stanca di ripeterlo: “Charles non voleva i milioni e non gli piacevano le persone che avevano i milioni. Era visceralmente contrario a tutta questa faccenda. Dopo che Il laureato ebbe tutto quel successo era davvero in difficoltà finanziarie, ma rimase comunque un nemico del mercato.”
Nel tentativo di liberarsi dal ‘peso’ del denaro, rifiutò l’eredità da suo padre cedendo la sua casa nel Massachusetts a un’organizzazione di tutela degli uccelli. Negli anni ’70, mentre il successo impazza, Charles lavora in un Kmart, una catena di negozi di giocattoli. Poi fa domanda per un lavoro di custode in una colonia di nudisti. Quando al colloquio gli danno un parere positivo Charles chiede: “beh, dovrò starmene sempre nudo? E lo stesso vale per Eve?” L’altro risponde che non ci sono regole precise, ma se tutti gli altri sono nudi chi ha i vestiti addosso potrebbe sentirsi fuori posto. “Ok, ma vi aspettate che falci il prato? Almeno quando falcio il prato, penso che mi piacerebbe indossare un paio di pantaloncini.”
Sembra un dialogo dei suoi libri.
Ogni mossa di Webb è una sorpresa: ed ecco che ricompare nel 2005, libero dal capitalismo, in Inghilterra, senza un soldo.
Ha sessantasei anni, dal 1999 vive in un hotel a Eastbourne, nel Sussex con sua moglie Eve, o Fred insomma. Rilascia un’intervista, si fa anche fotografare. Ha bisogno di soldi e in una trasmissione radio chiede aiuto agli ascoltatori. Ha un libro pronto però, il sequel del suo libro più famoso, e qualcuno alla Penguin si muove per acquisirne i diritti. Ma nasce un problema, perché Webb ha ceduto i diritti anche sui suoi personaggi. In qualche modo l’editore la spunta e il libro si può fare. Esce e la critica lo incensa: ‘valeva la pena di aspettare tutti questi anni’, scrive il Daily Mail. Poi lui scompare di nuovo e nemmeno io – malgrado gli sforzi – sono riuscito a trovarlo. Oggi, nel febbraio del 2018, Charles Webb ha settantotto anni. Dovunque sia, spero che stia bene, e che stia ancora scrivendo.

 

Paolo Cioni

2018. Introduzione al volume ‘Bentornata Mrs Robinson’

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