Chuck Rosenthal / A Ovest dell’Eden

La mia gallina, Obsidian.
Perché tanto dipende da una carriola rossa accanto a una gallina scura nella pioggia. O forse dipende da Sting? Partiamo con la gallina. La mia donna, la poetessa Diosa, aveva un amico di nome Mervyn Delamore, un gay filippino-americano-ebreo-capo indiano che, come Diosa, era infervorato per Dolly Parton. E per le galline. Facevano lunghe conversazioni al telefono che consistevano in citazioni dei testi delle canzoni di Dolly Parton. Roba tipo Quel cappotto di tanti colori che mamma fece per me. Mervyn raccontava di conoscere Dolly. Lei gli preparava la colazione all’americana (con uova delle galline da lui allevate e pancetta) e lo svegliava con un po’ di cocaina al posto del caffè. Mervyn era uno che conosceva tutti. Aveva dormito con Richard Gere e Mick Jagger e Andy Warhol. Se ne saltava sempre fuori con frasi tipo “Diosa mi preferirebbe a te se io non fossi gay”. Come spiegare alla tua donna che la cosa ti infastidisce? Dunque all’inizio il problema non furono le galline. Le galline erano solo un mucchio di uccelli che non sapevano volare. Fino a quando una di esse non mi entrò in casa durante il solstizio d’inverno. E a quel punto scoprimmo chi veramente era un amante di quelle bestie e chi no.
Ero in piedi, davanti alla porta d’ingresso, a guardare un idraulico e il suo aiutante svuotare la fossa settica quando una grossa gallina nera con riflessi verdi mi entrò in cucina.
“È tua questa gallina?” Mi chiese l’assistente dell’idraulico.
“No,” risposi.
“Beh, ora lo è,” disse l’idraulico.
“È carina,” disse l’assistente. Si strofinò la pancia con la mano e si leccò le labbra.
Era una bella gallina, in effetti. La chiamai Obsidian.
Diosa all’epoca era a Malibu con la madre, Jin-Jin, giunta in visita da Laguna Woods. La chiamai al cellulare. “Ci è entrata una gallina in casa,” le dissi.
“È carina?” Chiese Diosa.
“Sì, è una bella gallina.”
“Sapevo che c’era una gallina nel vostro futuro,” disse Jin-Jin. La madre di Diosa sosteneva di parlare con esseri provenienti da altre sfere, che le predicevano il futuro. Di solito teneva nascoste queste predizioni fino a quando accadevano. Jin-Jin sapeva sempre in anticipo qualcosa, ma solamente dopo che era successa. Il passato confermava sempre il futuro. In altre parti del mondo una cosa così la chiamerebbero schizofrenia, ma a Los Angeles è religione.
“Bisognerà che ci facciamo dare qualche consiglio al negozio per animali,” dissi.
“Dovremmo chiamare Mervyn e chiedergli cosa fare,” propose Diosa.
“Non voglio chiedere a Mervyn cosa fare,” dissi.
“Perché sei omofobo,” disse Diosa.
“Dì a Shark che non ci dormo con la gallina,” sentii che diceva Jin-Jin.
Questo, dunque, per quanto riguarda la gallina. Ma ora passiamo a Sting.
Il mio vecchio amico Serum Pallapatti, un indiano dravidico nato a Fresno, era in qualche modo diventato ricco facendo massaggi indù alle celebrità e una di queste era Sting. Come possono mai accadere certe cose?
Avevo conosciuto Serum molto, molto tempo prima, a San Francisco, perché mi scopavo la sua compagna di stanza, che non era la ragazza di Serum, ma la tipa di Diego Maradona. Diego non si faceva vedere spesso in giro, ma non si scordava mai di lasciare in stanza un bel po’ di coca. La ragazza e io avevamo l’abitudine di fare l’amore seduti su un letto col materasso ad acqua sgonfio, faccia a faccia e, intanto Serum ci avvolgeva attorno un pitone di sei metri. Ci spiegava che era così che facevano gli indù. Se credete che il sesso tantrico sia una cosa complicata, non lo avete mai fatto su un letto ad acqua avvolti in un pitone di sei metri. È la differenza fra San Francisco e Los Angeles. Se dovessi spiegarvela, rovinerei tutto.
Comunque, dieci anni più tardi, mentre correvo coi miei cani a Red Rock Canyon, a un certo punto vidi Serum venirmi incontro sulla strada. Faceva caldo. Eravamo solo a un miglio di distanza da dove si diceva sarebbero dovute giungere alcune api assassine da Calabasas.
“Ti credevo già morto a quest’ora,” mi disse.
“Anch’io ti pensavo morto,” dissi.
Ma nessuno dei due ci aveva lasciato le penne. Eravamo rinati a Los Angeles, trasformandoci in responsabili padri di famiglia.

 

Da “A Ovest dell’Eden”

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