PROGETTI SPECIALI

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PROCESSO EICHMANN

Il progetto integrale degli atti processuali del processo Eichmann
ha preso vita attraverso 4 volumi di carattere antologico,
pubblicati dal 2014 al 2016

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MARK TWAIN OPERA OMNIA

Nel 2014 – dopo una serie di titoli sparsi pubblicati negli anni –
prende il via il progetto ambizioso e visionario di tradurre tutta l’opera di Mark Twain.
Il progetto non segue un ordine cronologico ed è curato da Livio Crescenz

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CENTOTRENTACINQUE
Collana diretta da Filippo Tuena

La collana centotrentacinque esce in occasione del cxxxv anniversario
della fondazione della casa editrice, con una tiratura di 135 copie
numerate con numeri arabi, più 15 con numeri romani e fuori commercio.
La collana è disponibile al pubblico sul sito della casa editrice.

A. B. Guthrie | Dolce, dolce terra

Nella traduzione di Nicola Manuppelli, ecco un estratto da nostro ultimo Guthrie. Buona lettura. >>>

Comunque la guardi, la vecchiaia è sempre una cosa dolorosa. Si avvicina pian piano e poi, quasi all’improvviso, eccola lì. Prendi Dick Summers, per esempio, pensò Higgins mentre conduceva un cavallo a un albero per legarlo e ferrarlo. Non che Summers non fosse più un uomo in gamba, ma il suo passo non era più quello di un tempo e al mattino, prima di sgranchirsi le gambe, zoppicava leggermente, cercando di non darlo a vedere.

Chi non conosceva Summers annuiva, accettando semplicemente quei segni. Cosa potevi pretendere da un uomo che stava per raggiungere i settant’anni, se non li aveva già passati? Pensavi forse di vederlo correre e saltare, urlare e divertirsi con le donne? Pensavi di vederlo attaccar briga con chiunque solo per il gusto di fare a botte? Ma quando conosci una persona, è diverso. Puoi accorgerti della fatica dei suoi muscoli, non più elastici ormai, e del dolore alle articolazioni, e del desiderio di sedersi e piangere.

Higgins legò il cavallo e andò a prendere i ferri, i chiodi, il martello e la tenaglia da pareggio. Il cavallo era piuttosto vivace ora che l’erba era cresciuta e la primavera stava arrivando. (…)

Nell’ultimo periodo Summers non era stato molto loquace. Eppure non era l’età a togliergli la voglia di parlare, Higgins lo sapeva. Era la preoccupazione per Lije, una vera spina nel fianco. Il bambino era diventato un uomo, un adulto in tutto e per tutto, aveva superato l’età in cui la maggior parte dei giovani si sposa. Ma Lije non l’aveva ancora fatto. Quando gli dicevano che era ora che si trovasse una moglie, lui si limitava a sorridere e a scuotere la testa, come se non sapesse stabilire a quale razza appartenesse – era un bianco o un pellerossa? – e di conseguenza non sapesse nemmeno quale colore di pelle voleva che avesse sua moglie. Ma a tormentare Summers non era solo questo, Higgins l’aveva capito. Era il futuro del ragazzo. Dove poteva andare, cosa poteva fare in un mondo dove solo i vecchi potevano sperare di trascinarsi fino alla fine?

Higgins tornò al cavallo con i suoi strumenti. Se il cavallo si fosse comportato in modo decente, si sarebbe liberato nel giro di un’ora, sempre che i ferri si adattassero bene agli zoccoli. Una fucina, ecco che cosa gli sarebbe servito. Si mise al lavoro.

La vecchiaia? Lui stesso non era più un giovanotto. Aveva perso parte della sua energia, e alcune cose, che un tempo faceva senza sforzo, ora gli toglievano il fiato. Non ci si poteva fare nulla. Doveva solo lasciar scorrere quel periodo della vita – già, come se un uomo potesse invece fermare il tempo – e cercare di essere ancora felice di stare al caldo, di mangiare a sazietà, di avere una buona moglie e carne a sufficienza, anche se era sempre più difficile cacciare. Essere contento di ciò che aveva e soddisfatto di aver pagato i propri debiti – e anche di aver messo da parte un po’ di polvere d’oro in più. 

Non era un giorno in cui lamentarsi, non oggi. Il sole dell’Ovest gli accarezzava la schiena come una mano calda. Sentì la profondità del cielo azzurro sopra la sua testa. Una leggera brezza agitava la criniera del cavallo. Guardando a est, vide i contorni verdi della valle e sapeva che dietro di essa si estendevano vaste pianure a perdita d’occhio. In un paese così bello non si poteva che essere felici.

Aveva appena piantato l’ultimo chiodo dell’ultimo ferro di cavallo, quando sentì chiamare dal campo. Slegò l’animale, lo liberò con uno schiaffo al sedere, raccolse la sua attrezzatura e si mise a camminare. 



Mattioli 1885