Elia Kazan / Il compromesso

Non l’ho ancora capito il mio incidente.
Ho pensato e ripensato agli avvenimenti di quel giorno, il giorno dello scontro, con tutto il senno di poi raccolto negli anni che sono trascorsi. Ho pensato e ripensato agli avvenimenti dei mesi precedenti lo scontro, a quelli che dovrebbero spiegarlo. Ma c’è ancora un mistero.
L’enigma non è nel fatto che un uomo di successo com’ero io avesse cercato di uccidersi. C’erano delle ragioni per questo. Avevo magari tutto, come si suol dire, ma c’erano delle ragioni. Il mistero è nel modo in cui avvenne. Io non credo ai fantasmi. Ma persino oggi, che sono un uomo completamente diverso e vivo in modo completamente diverso, quando m’interrogo su ciò che accadde esattamente, passo poi a domandarmi quale mano e di chi si fosse improvvisamente allungata dal nulla, avesse imposto una virata di novanta gradi al volante della mia Triumph a due posti e, nonostante tutta la mia energia e tutta la mia volontà, avesse deciso la rotta che mi mandò a sbattere sul fianco di un frettoloso camion con rimorchio. Tutto questo accadde in un secondo o due, ma lo rammento benissimo.

Da ‘Il compromesso’

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