Jack Engle e le Foglie d’erba: un Whitman sconosciuto e misterioso

La scoperta di questo romanzo perduto è in sé una storia bellissima: nel 2016 da Zachary Turpin, studioso dell’University of Houston che lavorava su enormi database che comprendono milioni di pagine di giornali del sec. XIX, inserisce alcuni nomi e frasi tratti da note frammentarie su un possibile romanzo relativo a un avvocato di nome Covert e a un orfano di nome Jack Engle – uno dei tanti appunti presenti nei voluminosi taccuini che il Walt Whitman Archive aveva ritenuto non avesse nessuna chiara connessione con qualsiasi materiale noto già pubblicato.
La ricerca porta a questo Vita e avventure di Jack Engle, romanzo perduto, scritto e pubblicato negli stessi anni in cui Whitman scriverà Foglie d’erba: una sovrapposizione tra prosa e poesia che costringe a riconsiderare tutto quello che si pensava di conoscere sugli inizi della carriera di Whitman.
«È come vedere la bottega-laboratorio di un grande scrittore» ha scritto Ed Folsom. «Stiamo scoprendo il processo della scoperta personale di Whitman stesso».
Sovrapposizione che diventa evidente in uno dei momenti più intensi del romanzo, quando il protagonista camminando tra le tombe di un cimitero evoca i temi che poi fioriranno compiutamente in Foglie d’erba, anticipando, tra l’altro, di circa sessant’anni la rassegna di epigrafi di Edgar Lee Masters nella sua Antologia di Spoon River: Jack passeggia nel cimitero della Trinity Church a Manhattan, contemplando le lapidi da cui è circondato. Ogni iscrizione gli fornisce solo i nudi contorni di un’esistenza, ma lo rimanda a una storia e a una vita, alle storie e alle vite di coloro che l’hanno preceduto. È un momento dolce di poesia e di riflessione che Jack Engle si concede e ci regala. E chissà che non sia proprio in quel momento che Whitman perde interesse nei confronti delle opere di narrativa – in fondo, solo fatti che hanno un inizio, seguono una traiettoria, e hanno una conclusione – per sentirsi sempre più attratto e affascinato, rapito addirittura, da un diverso compito: focalizzarsi su quel flusso continuo di vita, quell’esistenza incessante senza inizio né fine, per tentare di giungere «tramite l’uso di versi lunghi e iconici e di cataloghi immensi di gente, città, corpi, aggettivi e nomi… [a comporre] il suo Santo Graal dell’esistenza americana, una raccolta che da ultimo avrebbe unificato un Paese spaccato in due, trovando posto in ogni salotto d’America, fino a sostituire la Bibbia stessa» (Ocean Vuong, La Lettura, n. 303, 17 settembre 2017, p. 14).

 

 

 

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