PROGETTI SPECIALI

MARK TWAIN OPERA OMNIA

CENTOTRENTACINQUE

John Galsworthy / Il vecchio mastino (INCIPIT)

“Nella città di Liverpool, in un giorno di gennaio del 1905, la sala del Consiglio di amministrazione della Island Navigation Company si riposava, se così si può dire, dopo le fatiche del pomeriggio. Il lungo tavolo era ancora disseminato di calamai, penne, rulli di carta assorbente, e i documenti abbandonati da sei persone: un campo di battaglia tra cervelli, ormai deserto. Isolato nel suo seggio di presidente, all’estremità del tavolo, sedeva il vecchio Sylvanus Heythorp, gli occhi chiusi, pesante e immobile come una statua. Una mano livida e fragile, le dita tremanti, era appoggiata sul bracciolo della poltrona; il capo imponente era coronato da una folta chioma bianca, attraversata dalla luce filtrata di un paralume verde. Non dormiva, perché di tanto in tanto le guance rosse si gonfiavano e un suono, a metà tra un sospiro e un grugnito, gli scappava dalle spesse labbra, tra i baffi bianchi e il piccolo ciuffo di peli, anch’essi bianchi, sopra la fossetta del mento. Sprofondato nella sedia, il corpo – dal busto quadrato e massiccio, chiuso in un corto cappotto scuro – sembrava privo di collo.
Il giovane Gilbert Farney, segretario della Island Navigation Company, entrò nella silenziosa sala del Consiglio, si diresse svelto al tavolo, radunò alcune carte e si fermò a guardare il presidente. Farney non aveva più di trentacinque anni, e se i capelli, la barba, le guance e gli occhi brillavano dei colori di un ottimista, aveva il naso e le labbra che si arricciavano in modo beffardo. Perché, a suo parere, lui rappresentava la compagnia, e il Consiglio non esisteva che per marcare la sua importanza. Cinque giorni a settimana, sette ore al giorno, il giovane Farney scriveva, e pensava, e tesseva la trama degli affari della compagnia, e questo tizio si presentava, una volta a settimana per due o tre ore, e pretendeva di insegnargli il lavoro. Ma mentre osservava quella figura mezza addormentata, con le guance sanguigne e i capelli bianchi, il suo sorriso non era poi così sprezzante. Perché, dopotutto, il presidente era uno splendido vecchio. Ogni uomo, che possedesse la giusta dose di coraggio e d’ingegno, non poteva che portargli rispetto. Ottant’anni! Mezzo paralizzato, sommerso dai debiti, era rimasto sulla breccia per tutta la vita – o così si diceva! – finché alla fine quella miniera in Ecuador l’aveva rovinato – era accaduto prima che Farney diventasse segretario, ovviamente, ma ne aveva sentito parlare. Il vecchio l’aveva comprata al buio – de l’audace, toujours de l’audace! come amava ripetere – pagandola metà in contanti e metà in cambiali, e poi… poi la miniera si era rivelata improduttiva, e lo aveva lasciato con 20.000 sterline di quote non riscattate. Finora il vecchio era riuscito a evitare la bancarotta. Vecchia volpe… e senza tutta la boria che avevano gli altri! Il giovane Farney, sebbene fosse un segretario, riusciva ad affezionarsi, e i suoi occhi esprimevano affetto misto a compassione. La riunione del Consiglio di amministrazione era stata lunga e ‘problematica’ – aveva portato a una decisione su quell’affare Pillin. Strano che il presidente avesse forzato così tanto gli altri al riguardo! Con quieta soddisfazione il segretario pensò: ‘E non l’avrebbe mai fatto se io non avessi deciso che era davvero un ottimo affare!’ Perché espandere la compagnia, era espandere se stesso. Eppure, comprare quattro navi con il settore del trasporto merci così in difficoltà poteva sembrare un po’ sconcertante; e ci sarebbe stata opposizione alla riunione generale. Ma non importava! Lui e il presidente potevano farcela… potevano farcela. E improvvisamente vide che il vecchio lo stava guardando.”

Da ‘Il vecchio mastino’. Traduzione di Silvia Lumaca.

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