Keith Waterhouse | Billy il Bugiardo - Mattioli 1885

Keith Waterhouse | Billy il Bugiardo

Un classico della narrativa inglese del Novecento.

Pubblicato nel 1959, Billy il bugiardo è il romanzo che ha rivelato il talento di Keith Waterhouse, diventando negli anni un riferimento imprescindibile per il racconto della giovinezza e delle sue inquietudini.

Billy Fisher vive in una cittadina industriale dello Yorkshire: un lavoro in un’agenzia di pompe funebri, una famiglia opprimente, relazioni sentimentali che si intrecciano senza trovare equilibrio. La sua vera esistenza, però, si svolge altrove: in Ambrosia, un regno immaginario in cui tutto è possibile.

Nel corso di una sola giornata, tra slanci, esitazioni e autoinganni, Billy si trova davanti alla possibilità concreta di cambiare vita. Ma il passaggio dal sogno alla realtà si rivela più complesso di quanto sembri.

Con ironia sottile e straordinaria precisione psicologica, Waterhouse costruisce il ritratto di un giovane uomo sospeso tra desiderio e immobilità.

Un romanzo che continua a interrogare, con leggerezza e profondità, il momento in cui si smette di immaginare e si comincia — forse — a scegliere.

«Per un’ora e mezza non feci altro che girare per la città, guardando il sabato sera che cominciava a prendere forma. […] Ero stupito che fossero tutti così soddisfatti di non essere niente più che loro stessi.»


Disteso a letto, misi di nuovo da parte la realtà e tornai in Ambrosia.

In teoria, la parata avrebbe dovuto prendere il via dal Viale dei Presidenti, ma fu un attimo spostarla nella Piazza del Municipio. I miei amici avevano i posti migliori, seduti proprio sui gradini, dove nessun’altra bandiera sventolava con maggiore fierezza della stella blu lacerata della Federazione Ambrosiana, il vessillo che avevamo portato in battaglia. […]

Misi fine a tutto questo, con decisione, consapevole, canticchiando Da da da da da da da a voce alta, per scacciare quei pensieri dalla testa. Era una giornata da grandi decisioni.

[…]

“Billy? Billy! Ti stai alzando?”

[…]

E allora mi alzai.