Nuovo portale. E uno sconto del 30%

Buongiorno a tutti. Se vi siete ripresi dalle varie fiere, saloni, incontri e vernissage, ma ancor più se siete pigri e non vi siete mai mossi da casa, allora questo è un appuntamento che non dovete mancare. Il portale è rinnovato, semplice, essenziale, e funzionale. Dentro ci trovate i nostri libri ...
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Il Laureato: prefazione di Paolo Cioni

Nel 1963, quando The Graduate esce in America, Webb ha solo ventidue anni. Ispirato forse a una reale relazione con una donna matura conosciuta a Pasadena, affascinante e sposata, il romanzo crea un piccolo scandalo ma ha un moderato riscontro di vendite. È infatti con l’uscita del film omonimo, diretto ...
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Charles Webb / Il Laureato

| Benjamin Braddock si laureò in un piccolo college dell’Est in un giorno di giugno. Prese un aereo e tornò a casa. La sera dopo i suoi genitori diedero una festa in suo onore. Alle otto quasi tutti gli ospiti erano arrivati ma Benjamin era rimasto in camera sua. Suo ...
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Theodore Dreiser / Il Titano

| Quando Frank Algernon Cowperwood uscì dal Penitenziario Distrettuale di Philadelphia si rese conto che era per sempre finita la vita di un tempo che aveva trascorso in quella città, sin dalla fanciullezza. La gioventù ormai era finita, portandosi via tutte le prospettive di una grande posizione nel mondo degli ...
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Elliott Chaze: Il mio angelo ha le ali nere

| Erano ben quattro mesi che mi ammazzavo di lavoro su una trivellatrice presso il fiume Atchafalaya, infilando lunghe sonde argentate nel terreno, trascinando i sacchi con il fango della perforazione dalla chiatta fino a riva, spezzandomi la schiena e logorandomi le budella, ma tenendo la mente libera dai pensieri ...
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Jerome K. Jerome / Cura e manutenzione della donna

Sulla cura e la manutenzione della donna Una volta mi capitò di confrontarmi con un’amica sul tema della luna di miele. Le chiesi, “Consiglieresti una lunga luna di miele o piuttosto un weekend lungo da qualche parte?” Seguì un gelido silenzio. Penso stesse guardando al passato più che al futuro ...
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Andre Dubus / Ballando a notte fonda

Siccome voleva bene ai genitori e alla sorella e non poteva spiegare perché andasse nei boschi, tutte le volte che arrivava laggiù, Kenneth Girard provava una sensazione di disagio che durava qualche istante – quasi fosse uscito di casa per commettere un peccato. In fondo, aveva solo tredici anni. Come ...
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A. B. Guthrie / Il grande cielo

Serena Caudill sentì un passo all’esterno, poi il cigolare della porta della baracca e si rese conto che stava entrando John. Continuò a ravvivare il fuoco, dove una gallina stava rosolando. “Dov’è Boone?” “In giro, per quel che so.” Alzò lo sguardo e lo vide chiudere la porta contro la ...
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Theodore Dreiser / Piangeremo per questi sogni?

Preferisco ricordarlo mentre era al culmine della fama, fin troppo breve, quando cioè - come autore e compositore di vari successi della musica popolare americana (On the Banks of the Wabash, Just Tell Them That You Saw Me, e molte altri), come terzo proprietario di una delle case editrici musicali ...
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Sherwood Anderson / Il romanzo perduto

Mi disse che era stato tutto come in un sogno. Un uomo così, uno scrittore. Beh, lavora per mesi, forse un anno intero su un libro, e poi non c’è una sola parola scritta sulla carta. Intendo che la sua mente ci lavora per davvero. Evidentemente il libro s’è costruito ...
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Langston Hughes / Mondo senza fine

Nicolás Guillén mi accompagnò in Spagna in qualità di corrispondente per un quotidiano di Cuba. Dal momento che tutti dicevano che il cibo scarseggiava in quel paese dilaniato dalla guerra, ci eravamo portati dietro un’enorme cesta di viveri. Ma avevamo finito per divorare tutto sul treno. Guillén era un compagno piacevole con cui viaggiare e, mentre ci dirigevamo verso Barcellona, mi intrattenne con “cubanismi” e varie canzoni popolari:

Oyelo bien, encargada!
Esta es la voz que retumba –
Esta es la ultima rumba
Que bailamos en tu morada.

Sul confine tra Francia e Spagna c’è una galleria, un lungo tratto di strada al buio attraverso il quale l’espresso notturno proveniente  da Parigi passa alle prime ore del mattino. Quando il treno sbuca fuori, nuovamente alla luce del sole, sul lato spagnolo della montagna, di fronte a una baia di un azzurro scintillante dove i bambini nuotano nel Mediterraneo, ecco che si vede il villaggio di Port Bou. Il paese quella mattina sembrava vivace e sereno. Ma non appena scesi dal treno, notai che quasi tutte le finestre della stazione erano state rotte. C’erano segni di mitragliatrice sui muri della dogana e parecchie delle case vicine erano in rovina, sventrate dalle bombe. Nelle strade tortuose di Port Bou erano affissi cartelli con la scritta refugio, che indicavano alcune cavità nelle montagne che potevano essere usate in caso di incursioni aeree. E vecchi muri riportavano le affissioni recenti dei Lealisti. Una diceva: “Meglio essere la coda di un leone che la testa di un ratto.” Queste furono le prime cose che vidi della Spagna durante la Guerra Civile, quel piccolo paese che si affacciava sul mare, dove i viaggiatori si fermavano per cambiare treno.
In paese stavano raccogliendo il grano, e mentre avanzavamo col treno sbuffante verso sud, uomini e donne facevano ondeggiare le loro falci primitive nei campi. Il treno per Barcellona era parecchio affollato quel giorno e tutto intorno a me la gente dava il via a una raffica di conversazioni in vari accenti. Guillén e io eravamo i soli neri a bordo del treno – pensavo – fino a quando, a una delle stazioni, uscimmo per comprare della frutta e notammo una faccia scura che si sporgeva dalla finestra di una carrozza davanti a noi. Quando il treno ripartì, andammo nella carrozza davanti a indagare. Era un ragazzo dalla carnagione bruna, che veniva dalle Canarie. Indossava  una camicia rossa e un berretto blu. Era fuggito dalle Canarie semplicemente usando l’espediente di salire sul proprio peschereccio col resto dell’equipaggio e veleggiare verso il Marocco Francese. Da lì, poi, aveva raggiunto la Francia. Le Canarie facevano parte della Spagna, ci raccontò, ma ai pescatori non piacevano gli uomini che avevano usurpato il potere, e così molti di loro erano partiti sulle proprie barche ed erano andati a combattere nelle file dei Lealisti. Quel ragazzo parlava uno strano dialetto spagnolo che Guillén faceva fatica a capire. In ogni caso riuscì a spiegarci che nelle Canarie c’erano molte persone di colore, che avevano sangue per metà spagnolo e per metà africano…

Da ‘Mondo senza fine’

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