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Nelle celebrazioni del Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi l’incontro della sua musica con il Sacro non era un tema scontato. Gli Atti del Convegno “Verdi, la Musica e il Sacro”, realizzato a Roncole Verdi e a Busseto dal 27 al 29 settembre 2013, sono la testimonianza del tesoro culturale e religioso racchiuso nell’opera verdiana e del valore di una ricerca che ha portato nuovi approfondimenti nel vasto programma delle celebrazioni. Una ricerca che è nata dall’amore dei suoi conterranei per Giuseppe Verdi, dalla vicinanza affettuosa di un popolo che tra Roncole Verdi, Busseto, Fidenza, Villanova d’Arda ha conservato di generazione in generazione il ricordo dei primi passi di quel bambino tra le sue contrade, ne ha custodito la memoria di quando faceva il chierichetto e suonava l’organo nella Chiesa di San Michele alle Roncole e nelle chiese limitrofe come il Santuario della Madonna dei Prati. La gente di quel «suolo natal» conosce meglio di chiunque altro l’anima musicale delMaestro che ha dato voce a tutto il sentimento umano. In quell’anima musicale, l’incontro con la vita e con la morte, l’incontro con Dio è presente ben al di là dei pezzi di musica sacra ed è inteso dal cuore di ogni uomo, a qualunque cultura o religione appartenga. La musica è universale e quella di Verdi lo è in modo speciale. Ce lo dice Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la pace, che ama il Verdi dell’Aida e il Verdi della Messa da Requiem, quest’ultima ascoltata a Parma al Teatro Regio il 31 ottobre 2013 dopo il lungo viaggio dalla lontana Birmania.
Il Comitato Nazionale per le celebrazioni verdiane ha molto apprezzato il convegno “Verdi, la Musica e il Sacro”, il quale non poteva che nascere qui, nei luoghi dell’anima e del cuore di Verdi. È con particolare gratitudine che desidero sottolineare l’attenzione con la quale il Vescovo della Diocesi di Fidenza e delle Terre Verdiane, Mons. Carlo Mazza, ha seguito questo Convegno e le celebrazioni del Bicentenario, contribuendo a far venire alla luce, nella vita e nelle opere del Maestro, quella radice cristiana che all’inizio lo ha accolto e poi lo ha accompagnato per tutti i suoi giorni. Quella radice spirituale era viva in Lui, era viva nella cultura del suo secolo pur dentro il dibattito anche aspro su religione e laicità, era viva nell’evocazione manzoniana del bene che viene dall’alto, era viva nelle sue opere che cantano il dolore e l’amore dell’uomo e dell’intera umanità.
Era viva nella sua morte nel segno del Te Deum. Una dimensione essenziale, quella spirituale, nella vita di Verdi e nell’opera verdiana che le celebrazioni non potevano trascurare e che questo volume decisamente consegna al futuro. Grazie al Maestro Dino Rizzo, che è stato promotore del Convegno e ne ha curato gli atti preziosi.