PROGETTI SPECIALI

MARK TWAIN OPERA OMNIA

CENTOTRENTACINQUE

Mark Twain

Il pretendente americano

16.90

Pubblicato nel 1892 e tradotto qui per la prima volta in italiano, ecco un altro capolavoro di Mark Twain pieno zeppo di motivi d’interesse. Comico, caustico, irriverente, Twain fu sempre in inticipo sui suoi tempi, al punto che scrisse questo romanzo con l’aiuto della dettatura fonografica, primo autore (secondo Twain stesso) a farlo. Sempre secondo Twain, l’opera è un tentativo di scrivere un libro senza menzionare le condizioni atmosferiche, il primo nel suo genere in letteratura. Tutte le considerazioni sul tempo sono infati contenute in un’appendice in chiusura del libro, e il lettore è incoraggiato a consultarle quando ne senta il bisogno.
Molte le tipiche invenzioni di Twain: il ribaltamento dei ruoli, l’antiromanticismo, le identità multiple e un’eredità contesa al centro di tutta la vicenda. E molti i temi toccati: le relazioni tra il lavoro e il capitalismo, la lotta di classe, i difetti della democrazia americana, il materialismo, la corruzione politica.
Indimenticabile, infine, la figura del Pretendente americano, l’adorabile vecchietto Mulberry Sellers, indomabile sognatore.
 
| Lord Berkeley balzò dal letto e, nell’oscurità e nel fumo che andava riempiendo la stanza, cadde inciampando in una sedia e perse l’orientamento. Disperato si mosse a tentoni, e subito sbatté la testa contro il tavolo ma ne fu felice perché così poté orientarsi di nuovo, dal momento che il tavolo si trovava vicino alla porta. Afferrò quello che gli stava più a cuore: il diario delle sue impressioni sull’America, e si precipitò fuori dalla stanza. | M.T.
 
TRADUZIONE: Livio Crescenzi

PAGINE: 244

ISBN: 978-88-626-405-4 Collana:
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Mark Twain è lo pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens (1835-1910). Umorista, scrittore e conferenziere, Twain è considerato uno dei padri della narrativa americana. Tra i suoi numerosi capolavori, si ricordano Le avventure di Tom Sawyer (1876), Le avventure di Huckleberry Finn (1885), Un americano alla Corte di Re Artù (1889).