Paolo Crippa,

Ruggero Calò

I mezzi corazzati italiani della Guerra Civile 1943-1945

14.00

L’armistizio del settembre 1943 segnò la fine di quasi tutte le forze corazzate italiane ‘regie’, e per altri mille giorni i carristi repubblicani tennero operativi piccoli reparti, sempre alle prese con difficoltà per quanto riguarda la necessità di regolari riparazioni-revisioni e di scorte. Reparti appena sufficienti ai loro compiti, certo non a contrastare gli Alleati in prima linea. Questo, in linee generali, lo si è sempre saputo, ma solo di recente l’argomento viene approfondito più dal punto di vista militare, senza che l’aspetto politico prevalga. Se è vero che il numero e la qualità dei blindati e corazzati usati dai reparti della R.S.I. non è certo paragonabile a quello di altri reparti similari dell’Asse nello stesso periodo, ciò non toglie nulla all’interesse che rimane vivo, ad ormai settant’anni di distanza. Come si potrà constatare nelle pagine seguenti, un complesso di circostanze fece sì che da un lato i pochi mezzi italiani veramente adeguati al compito vennero prodotti per le forze armate tedesche, sotto il diretto controllo di organi tecnici tedeschi, secondo una politica già applicata da tempo in altri paesi, mentre i carristi della R.S.I. dovettero mettere in campo l’italica arte dell’arrangiarsi, nel recuperare mezzi spesso non certo efficienti né ‘up to date’ come nel caso dell’unico carro M11/39, bocciato dalla spietata selezione del campo di battaglia già nel 1940.
L’opera è veramente un ottimo punto d’arrivo, con la sua precisa disamina dei mezzi e delle vicende dei reparti, per quanto riguarda una galassia di veicoli ed avvenimenti nella quale a volte non è facile districarsi. La cronica mancanza di notizie e fotografie – del resto tutto quello che riguardava la R.S.I. era tabù sino a pochi anni fa – è stata affrontata con un paziente e meritorio lavoro, il marchio di fabbrica di un autore che non ha avuto mai timore di esplorare archivi e parlare con gli ultimi reduci. Questo senza addentrarsi in polemiche che avrebbero ormai poco senso. Ormai, più che giudicare col nostro metro è importante dare spazio alla trattazione di mezzi altrimenti poco considerati dalla più banale pubblicistica e voce a chi, facendo il suo dovere, ha partecipato all’immane tragedia del secondo conflitto mondiale, le cui conseguenze ancora s’avvertono.
Non è importante che le bandiere che sventolavano sulle autorimesse di quei carri e blindo avessero l’aquila o lo scudo sabaudo e che quelle drappeggiate sui mezzi nell’aprile del 1945 spesso avessero il campo bianco libero, erano pur sempre tricolori.

Andrea e Antonio Tallillo

 


 

The armistice of September 1943 put an end to almost all Italian “Royal” armoured forces, and for another 1000 days Republican tank crew members kept in action small units, which faced constant difficulties because of the need for regular maintenance-overhaul and for supplies. These units were barely enough for their duties and certainly not enough to oppose the Allies on the front line. All this has always been more less known, but only recently has the topic been given more prominence from the military point of view, without it being overshadowed by political considerations.
Although the number and quality of armored vehicles used by the RSI units is not comparable to that of other similar Axis units in the same period of time, the interest in those detachments still remains, more than seventy years later.
As will be noticeable in the following pages, a series of circumstances dictated that the few types of Italian vehicles that were really up to the challenge were built for the German armed forces, under the direct control of German technical administration, following a policy that in other countries had already been used for some time, while the RSI tank crew members had to use the typically Italian „art of getting by“ in salvaging vehicles which certainly were not capable nor up to date, as was the case for the only M11/39 tank that had managed to escape the merciless selection of the battlefield in 1940.
This volume is an excellent reference point, with its thorough examination of a series of vehicles and history of the units which often are not easy to explain. The constant lack of information and photographs – bear in mind that everything regarding the RSI had been a taboo until a few years ago- was dealt with through hard work and patience, the trademark of an author who was never timid about exploring archives and speaking with the remaining veterans. He did all this without venturing into controversies that at this point no longer make any sense. Before making any judgements, it is important to talk about vehicles otherwise barely considered by the print media, and give a voice to those who did their duty by taking part in the tragic events of the Second World War, the consequences of which we still endure.
The flags on the workshops of those tanks and armoured vehicles might have had the eagle or the Savoy emblem, and those flags on the vehicles in April 1945 might have often been white, but they were Italian nonetheless.

Andrea and Antonio Tallillo

ISBN: 9788862614788 Collana:

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