A cura di: Livio Crescenzi

Posso stare in piedi – Processo Eichmann | 3

21.90

22 deposizioni, 22 vite, 22 storie di donne

Dopo i primi due volumi della serie Archivi / Processo Eichmann, Cinquanta chili d’oro (2014, relativo al ‘capitolo italiano’ del processo) e Un fiore mi chiama (2015, relativo all’infanzia e alla prima gioventù, secondo i racconti dei testimoni), viene oggi pubblicato il terzo volume, dedicato alle deposizioni femminili.

Si tratta di 22 deposizioni rese da donne sopravvissute, provenienti dai territori investiti dalla Shoah. Donne di ogni età e di ogni condizione sociale, alcune delle quali ebbero un ruolo importante nella Resistenza, come Gisi Fleischmann o Zivia Lubetkin.
In poche ore, queste creature diventavano un numero, senza un passato, né un presente, né un futuro, perché ogni giorno veniva ricordato loro che sarebbero morte.
Quindi, nell’ambito degli atti del processo, queste testimonianze legate dal filo conduttore del genere rappresentano un corpo che acquista un particolare peso perché, negli studi e nella documentazione intorno alla Shoah, le testimonianze femminili costituiscono da sempre una fonte secondaria rispetto a quelle maschili: in parte perché esse sono emerse dal silenzio solo più recentemente, e in parte perché, nel sentimento collettivo, la Shoah non è considerata un fenomeno di genere, ma una ‘catastrofe’ che riguarda l’intero mondo dell’Ebraismo, indipendentemente dall’età e dal sesso delle sue vittime. Mentre, come risulta dalla lettura di questo volume, la differenza di genere influì non poco sulle scelte dei nazisti, in quanto, secondo la loro logica, il genere femminile era assai più pericoloso di quello maschile in ragione della sua capacità riproduttiva. Quindi, 22 deposizioni, 22 vite, 22 storie di donne e delle loro famiglie, che furono uno dei pilastri del processo a Eichmann.

<< Le madri si congedavano dai figli, dalle madri, dai genitori. Ci fecero mettere in fila per quattro. Stavamo lì, nudi. Ci fecero togliere i vestiti. Mio padre non volle spogliarsi completamente e tenne la biancheria intima. Quando stava per essere fucilato e gli dissero di denudarsi, lui si rifiutò e lo picchiarono. Noi lo pregammo: “Togliti i vestiti. Basta con le sofferenze.” No. Voleva morire almeno con le mutande addosso. | Testimone Rivka Yoselewska >>

PAGINE: 208

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ISBN: 978-88-6261-503-7 Collana:

Livio Crescenzi (Roma 1948), dopo aver svolto per decenni la professione di archeologo in Medio Oriente, Africa Orientale e Centro America, da tempo collabora continuativamente con Mattioli 1885 traducendo letteratura americana. Da sempre attento lettore della letteratura memorialistica e storiografica relativa alla Shoah, in questi ultimi anni si è dedicato alla traduzione integrale dei verbali del processo Eichmann, mai tradotti prima in italiano.