Mark Twain | Le Avventure di Tom Sawyer - Mattioli 1885

Mark Twain | Le Avventure di Tom Sawyer

Un grande classico della narrativa americana, nel quadro del progetto di traduzione dell’opera omnia di Mark Twain curato da Livio Crescenzi: un’impresa editoriale che riunisce, per la prima volta in una veste coerente, i testi del Maestro.

Pubblicato nel 1876, Le avventure di Tom Sawyer è il romanzo che ha consegnato Mark Twain all’immaginario universale, restituendo con vivacità e ironia il mondo dell’infanzia lungo le rive del Mississippi.

Nella sonnolenta cittadina di St. Petersburg, Tom Sawyer cresce sotto lo sguardo vigile della zia Polly, tra fughe dai doveri quotidiani e un’instancabile inclinazione all’avventura. Ogni giornata diventa occasione di gioco, invenzione e sfida alle regole.

Accanto al ribelle Huckleberry Finn, Tom attraversa esperienze che oscillano tra il divertimento e il pericolo: giochi nei boschi, fughe su isole deserte, misteri notturni e scoperte inattese. Ma dietro l’apparente leggerezza si affaccia progressivamente un mondo più complesso, fatto di responsabilità, paura e verità.

Con il suo umorismo inconfondibile e uno sguardo insieme affettuoso e critico, Twain costruisce un affresco dell’America ottocentesca in cui l’innocenza si intreccia con le contraddizioni della società.

Un romanzo che continua a parlare a ogni età, celebrando la libertà, l’amicizia e la forza inesauribile dell’immaginazione.


“Tom!”

Nessuna risposta.

“Tom!”

Nessuna risposta.

“Cos’è successo a quel ragazzo, vorrei sapere? Ehilà, Tom!”

Nessuna risposta.

L’anziana signora abbassò gli occhiali e si guardò intorno nella stanza al di sopra delle lenti; poi li alzò sulla fronte e guardò da sotto. Di rado o mai guardava attraverso le lenti per cercare una cosa così piccola come un ragazzino; quelli erano il suo paio di occhiali di rappresentanza, l’orgoglio del suo cuore, concepiti per una questione di ‘stile’, non per essere usati – avrebbe potuto vederci altrettanto bene attraverso un paio di coperchi di stufa.

Per un momento, parve perplessa; poi disse, non arrabbiata, ma con un tono di voce sufficientemente alto da farsi udire anche dai mobili:

“Beh, se riesco a metterti le mani addosso, io…”

Non terminò la frase, perché nel frattempo si era chinata e stava tramestando sotto il letto con la scopa, e quindi aveva bisogno di fiato per menare con più forza i colpi. Non resuscitò altro che il gatto.

“Non ho mai visto un ragazzo sfrenato come quello!”

Andò alla porta aperta e rimase lì in piedi, guardando fuori tra le piante rampicanti di pomodoro e le erbacce di stramonio, che costituivano l’orto. Nessun Tom. Allora alzò la voce con un’inclinazione studiata per raggiungere una certa distanza e gridò:

“Ehilà-à-à, Tom!”

Ci fu un leggero rumore alle sue spalle e lei si voltò giusto in tempo per afferrare un ragazzino per il lembo della giacchetta e arrestarne la fuga.

“Eccolo! Avrei dovuto pensare a quell’armadio. Cosa ci facevi lì dentro?”

“Niente.”

“Niente! Guardati le mani. E guardati la bocca. Cos’è quella robaccia?”

“Non lo so, zia.”

“Beh, lo so io. È marmellata… ecco cos’è. Quaranta volte ti ho detto che se non avessi lasciato stare quella marmellata ti avrei spellato vivo. Dammi quella verga.”

La verga si librava in aria – il pericolo era disperato…

“Accidenti! Guardati alle spalle, zia!”

L’anziana signora si girò di scatto, e si tirò su le gonne per evitare il pericolo. Il ragazzo fuggì all’istante, si arrampicò su per l’alta staccionata e scomparve dall’altra parte.

Sorpresa, la zia Polly rimase immobile per un istante, poi scoppiò in una risata affettuosa.

“Diavolo di un ragazzo, possibile che non imparo mai niente? […]”