PROGETTI SPECIALI

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PROCESSO EICHMANN

Il progetto integrale degli atti processuali del processo Eichmann
ha preso vita attraverso 4 volumi di carattere antologico,
pubblicati dal 2014 al 2016

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MARK TWAIN OPERA OMNIA

Nel 2014 – dopo una serie di titoli sparsi pubblicati negli anni –
prende il via il progetto ambizioso e visionario di tradurre tutta l’opera di Mark Twain.
Il progetto non segue un ordine cronologico ed è curato da Livio Crescenz

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CENTOTRENTACINQUE
Collana diretta da Filippo Tuena

La collana centotrentacinque esce in occasione del cxxxv anniversario
della fondazione della casa editrice, con una tiratura di 135 copie
numerate con numeri arabi, più 15 con numeri romani e fuori commercio.
La collana è disponibile al pubblico sul sito della casa editrice.

PER VOLTARE PAGINA: “Eravamo in tre” da “Scommessa su un fantino morto” di Irwin Shaw

 

Scrittore, drammaturgo e sceneggiatore statunitense, Irwin Shaw costruisce trame ingegnose, ribaltando spesso del tutto il finale delle sue storie. Eravamo in tre, uno dei suoi più celebri racconti, è la storia di Munnie, Bert e Martha che attraversano l’Europa, godendosi l’estate e un legame a tre che dura un giorno di troppo.
Chiara Voltini

 

Munnie Brooks fu svegliato dal suono di due spari fuori dalla finestra. Aprì gli occhi e guardò il soffitto. Anche con le tende tirate, a giudicare dalla luce, poteva dire che fuori c’era il sole. Girò la testa. Nell’altro letto Bert era ancora addormentato. Dormiva silenziosamente, le coperte in ordine, i suoi sogni sotto controllo. Munnie uscì dal letto e, a piedi nudi e in pigiama, andò alla finestra e aprì le tende.
L’ultima foschia del mattino si sollevava dai campi, e in lontananza, più in basso, il mare era piatto nella luce del sole di ottobre. Distanti, lungo la curva della costa, i Pirenei si piegavano in verdi creste, verso il cielo morbido. Da dietro una balla di fieno, a più di cento metri di distanza, oltre il margine della terrazza dell’hotel, apparve un cacciatore con il suo cane; avanzavano lentamente, mentre il cacciatore ricaricava il fucile. Guardandolo, Munnie si ricordò, con un leggero e vorace piacere che la sera prima, a cena, aveva mangiato una pernice appena uccisa e ingrassata per l’estate.
Il cacciatore era un uomo anziano, indossava una tuta blu da pescatore e degli stivali di gomma. Si muoveva con sicurezza e attenzione dietro al suo cane, attraverso la stoppia tagliata. Quando sarò vecchio, pensò Munnie, che aveva ventidue anni, spero di sentirmi così e di avere quell’aspetto in un mattino di ottobre.
Aprì ancora un po’ le tende e guardò l’orologio. Erano passate le dieci. La notte prima tutti e tre erano rimasti fino a tardi al casinò di Biarritz. Agli inizi dell’estate, quand’erano in Costa Azzurra, un tenente paracadutista in licenza gli aveva mostrato un sistema a prova di idiota per vincere alla roulette; da allora, ogni volta che potevano, frequentavano i casinò. Quel sistema richiedeva molti soldi, e pur giocando tutti e tre non avevano mai vinto più di ottomila franchi in una notte; inoltre, a volte, bisognava stare svegli fino alle tre del mattino a seguire la ruota. Tuttavia, da quando avevano incontrato il tenente, non avevano mai perso. Questo incontro aveva reso il loro viaggio inaspettatamente lussuoso, in particolare quando andavano in posti dove c’era un casinò. Il sistema ignorava i numeri e si concentrava sul rosso e sul nero, e implicava di dover raddoppiare a un ritmo sostenuto, secondo un calcolo piuttosto complesso. La notte precedente avevano vinto solo quattromilacinquecento franchi ed erano dovuti restare in piedi fino alle due; eppure, alzandosi tardi, con il bel tempo e un anziano signore che cacciava appena fuori dalla finestra, quelle banconote da migliaia di franchi sulla cassettiera davano alla mattinata un sapore di fiducia e di fortuna.
Mentre stava lì, con il sole tiepido che gli scaldava i piedi nudi, sentendo l’odore del sale e il mormorio calmo e distante delle onde, mentre ricordava la pernice e il gioco d’azzardo della sera prima, e tutto quello che era successo durante quell’estate appena passata, Munnie sapeva di non voler tornare a casa quel mattino, come avevano programmato.
Osservando il cacciatore che lentamente seguiva il cane attraverso il campo bruno, al margine della spiaggia, Munnie sapeva che quando sarebbe stato più vecchio avrebbe ripensato a quell’estate e si sarebbe detto: Ah era meraviglioso, quand’ero giovane. Questa duplice abilità di assaporare un momento con l’immediatezza della gioventù e la riflessiva malinconia dell’età adulta, aveva fatto sì che Bert, un po’ sul serio e un po’ per scherzo, gli dicesse: “Ti invidio, Munnie. Hai un raro talento… il talento della nostalgia istantanea. Da ogni cosa ottieni il doppio di quello che hai investito.”
Questo talento aveva però i suoi svantaggi. Rendeva difficile a Munnie allontanarsi dai posti che gli piacevano, e la fine di ogni viaggio e il momento dei saluti erano sempre pieni di commozione, perché con il suo mormorio autunnale, quell’uomo anziano che viaggiava dentro di lui gli diceva: non sarà mai più così.
Ancor più, porre fine a quella lunga estate, che si era prolungata fino a ottobre, sarebbe stato molto più doloroso di qualsiasi altra fine o partenza che Munnie avesse mai conosciuto. Munnie sentiva che questi erano gli ultimi giorni dell’ultima vera vacanza della sua vita. Il viaggio in Europa era stato un regalo dei suoi genitori per il suo ingresso al college e ora, una volta tornato, sarebbero stati tutti lì al molo ad aspettarlo: quei visi premurosi e accoglienti, pronti a chiedergli quando si sarebbe messo al lavoro, che cosa avesse intenzione di fare, offrendogli impieghi e consigli, indirizzandolo con amore, ma in modo implacabile, verso la vita di un adulto responsabile, incatenato alla routine quotidiana. D’ora in poi le vacanze sarebbero stati intermezzi temporanei e affrettati di estati trangugiate frettolosamente, tra un mese di lavoro e quello successivo. Gli ultimi giorni della tua giovinezza, diceva l’uomo anziano dentro di lui. Tra sette giorni la nave attraccherà in America.
Munnie si voltò e guardò il suo amico addormentato. Bert dormiva sereno, disteso e composto sotto le coperte, il suo lungo naso sottile, scottato dal sole, formava un angolo retto nell’aria. Anche questo sarebbe cambiato, pensò Munnie. Una volta sbarcati non sarebbero mai più stati così vicini. Mai più così vicini, come su quelle rocce sul mare in Sicilia, o come quando si erano arrampicati sotto il sole sulle rovine a Paestum, o quando avevano seguito due ragazze inglesi per i nightclub di Roma. Mai più così vicini come in quel pomeriggio piovoso a Firenze, quando insieme avevano parlato per la prima volta con Martha. Mai più così vicini come durante quel ventoso viaggio lungo la costa ligure verso il confine, stretti in una piccola decapottabile, fermandosi ogni volta che volevano per bere un po’ di vino bianco o per una nuotata, in quelle piccole spiagge affollate di ombrelloni, con le bandierine dai colori vivaci che sventolavano nel caldo pomeriggio mediterraneo. Mai più così vicini come in quel momento cospiratorio, quando avevano bevuto una birra con il tenente paracadutista nel bar del casinò, a Juan-les-Pins, scoprendo quel sistema imbattibile. Mai più così vicini come in quelle aurore color lavanda, mentre ridendo compiaciuti delle loro vincite, guidavano verso l’hotel, Martha mezza addormentata tra loro. Mai più così vicini come in quel pomeriggio cocente a Barcellona, seduti in alto nell’arena, sul lato battuto dal sole, sudati e acclamanti, mentre loro si coprivano gli occhi e il matador camminava lungo la pista sollevando le orecchie del toro, mentre fiori e otri di vino gli piovevano attorno. Mai più così vicini come a Salamanca e a Madrid, e sulla strada attraverso la calda e brulla campagna color giallo paglierino, su verso la Francia, bevendo il dolce e grezzo brandy spagnolo, cercando di ricordare com’era quella musica che i gitani ballavano nelle cantine. E infine, mai più così vicini come in quel momento, nella piccola stanza imbiancata di un hotel basco, con Bert ancora addormentato, e Munnie alla finestra a guardare quell’uomo anziano che scompariva con il cane e il fucile. E nella stanza al piano di sopra Martha, che dormiva, come sempre, rannicchiata come un bambino, finché non arrivavano loro – sempre insieme, come se non si fidassero a farlo da soli – e la svegliavano per dirle che cosa avevano programmato di fare quel giorno.
Munnie spalancò le tende e lasciò entrare il sole. Se c’è una nave che ho il diritto di perdere nella mia vita, pensò, è quella che parte da Le Havre dopodomani.
Munnie raggiunse il letto di Bert, camminando attentamente in mezzo ai vestiti sparsi sul pavimento. Picchiettò con un dito la spalla nuda di Bert. “Maestro” disse “si alzi e risplenda.” La regola prevedeva che chi tra di loro perdesse a tennis doveva chiamare l’altro ‘Maestro’ per ventiquattr’ore. Il giorno prima Bert aveva vinto due set su tre: 6-3, 2-6, 7-5.
“Sono le dieci passate.” Munnie gli toccò di nuovo la spalla.
Bert aprì entrambi gli occhi e fissò con indifferenza il soffitto. “Ho i postumi da sbornia?” chiese.
“A cena abbiamo diviso solo una bottiglia di vino” disse Munnie “e dopo abbiamo bevuto un paio di birre.”
“Non ho i postumi da sbornia” disse Bert, come se la cosa lo deprimesse. “Ma fuori sta piovendo.”
“Stamattina il sole splende e fa caldo” disse Munnie.
“Mi hanno sempre detto che piove continuamente sulla costa basca” disse Bert con voce lamentosa, sdraiato e immobile.
“Sono tutti dei bugiardi” disse Munnie. “Esci da quel dannato letto.”
Bert spostò lentamente le gambe verso il bordo del letto e si sedette. Era magro, ossuto e nudo dalla vita in su; indossava un paio di pantaloni del pigiama troppo corti per lui, da cui sbucavano i suoi grossi piedi penzolanti.
“Sai, ciccione, perché le donne americane vivono più a lungo degli uomini americani?” chiese a Munnie, strizzando gli occhi alla luce del sole.
“No.”
“Perché dormono la mattina. Il mio sogno” disse Bert, stendendosi di nuovo nel letto, ma con le gambe oltre il bordo “è vivere a lungo quanto una donna americana.” Munnie si accese una sigaretta e ne lanciò una a Bert, che riuscì ad accenderla senza alzare la testa dal cuscino. “Mentre tu sprecavi le preziose ore della tua gioventù dormendo” disse Munnie “mi è venuta un’idea.”
“Mettila nella scatola dei suggerimenti.” Bert sbadigliò e chiuse gli occhi. “La direzione fornirà una sella in pelle di bufalo a ogni dipendente che presenti una proposta che verrà messa in pratica da…”
“Senti” disse Munnie con impazienza. “Penso che non dovremmo prendere quella maledetta nave.”
Bert fumò in silenzio per un momento, stringendo gli occhi, con il naso puntato verso il soffitto. “Alcune persone” disse “sono nate per perdere le navi, i treni, e gli aerei. Mia madre, per esempio. Una volta ha scampato la morte ordinando un secondo dolce a pranzo. L’aereo era appena partito quando è arrivata sulla pista, e trentacinque minuti dopo è caduto in fiamme. Nessun sopravvissuto. Era un gelato, con delle fragole fresche tagliate sottili…”
“Dai, Bert.” A volte Munnie si innervosiva molto, perché Bert aveva l’abitudine di partire per la tangente mentre ragionavano. “So tutto di tua madre.”
“In primavera” disse Bert “impazzisce per le fragole. Dimmi, Munnie, hai mai perso qualcosa nella tua vita?”
“No” rispose Munnie.
“Pensi sia saggio” chiese Bert “giunto alla tua età, giocare in questo modo con le abitudini di una vita intera?”
Munnie andò in bagno e riempì un bicchiere d’acqua.
Quando tornò nella stanza, Bert era ancora sdraiato sul letto, le gambe penzolanti oltre il bordo, fumava. Munnie si avvicinò con attenzione, poi lentamente rovesciò il bicchiere sul petto nudo e abbronzato di Bert. L’acqua schizzò leggermente e colò in sottili rivoletti lungo le costole fin sulle coperte.
“Aah” disse Bert, continuando a fumare. “Rinfrescante.”
Risero entrambi e Bert si mise seduto.
“Va bene, ciccione” disse Bert. “Non credevo dicessi sul serio.”
“La mia idea” disse Munnie “è di restare qui finché non cambia il tempo. C’è troppo sole per tornare a casa.”
“Cosa facciamo con i biglietti?”
“Mandiamo un telegramma a quelli della nave dicendogli che prenderemo quella successiva. Hanno una lista d’attesa lunga un chilometro. Saranno solo contenti.”
Bert annuì in segno d’approvazione. “E Martha?” chiese.
“Magari deve tornare a Parigi oggi.”
“Martha non deve andare da nessuna parte. In nessun momento” disse Munnie. “Lo sai.”
Bert annuì di nuovo. “La ragazza più fortunata del mondo” disse.
Fuori dalla finestra si sentì di nuovo il rumore di uno sparo. Bert girò la testa, in ascolto. Ci fu un secondo colpo. “Accidenti” disse Bert, passandosi la lingua sui denti “quella pernice, ieri sera, era ottima.”
Si alzò in piedi: i pantaloni svolazzanti del pigiama lo facevano sembrare un ragazzino, un ottimo candidato per la squadra del college, se solo lo avessero obbligato a mangiare abbondantemente per un anno. Era stato paffuto finché non era entrato nell’esercito, ma da quando era stato congedato, in maggio, era più alto e sottile, con le costole in vista. Quando voleva prenderlo in giro, Martha gli diceva che sembrava un poeta inglese in costume da bagno. Andò alla finestra, e Munnie lo raggiunse fermandosi accanto a lui: guardavano oltre le montagne, il mare e la luce del sole.
“Hai ragione” disse Bert. “Solo a un idiota verrebbe in mente di tornare a casa in una giornata come questa. Andiamo a dire a Martha che la festa continua.”
Si vestirono in fretta: indossarono le espadrillas, dei pantaloni in cotone e delle polo. Salirono insieme al piano di sopra ed entrarono nella camera di Martha, senza bussare. Il vento faceva sbattere una delle persiane contro il vetro della finestra, ma Martha era ancora addormentata, rannicchiata su se stessa; solo la parte superiore della sua testa spuntava dalle coperte, i capelli scuri, arruffati e corti. Il cuscino era sul pavimento.
Munnie e Bert rimasero in silenzio per un momento, a guardare quella figura rannicchiata avvolta nelle coperte, con la testa scura, ognuno convinto che l’altro non sapesse cosa stava pensando.
“Sveglia” disse Bert a bassa voce. “Svegliati.” Raggiunse il letto e toccò la testa di Martha. Guardandolo, Munnie poteva sentire la punta delle dita fremere elettrizzata.
“Ti prego” disse Martha, con gli occhi ancora chiusi. “È notte fonda.”
“È quasi mezzogiorno” disse Munnie, mentendo di circa due ore “e dobbiamo dirti una cosa.”
“Ditemela” disse Martha “e poi uscite di qui.”
“Il ciccione, qui” disse Bert, in piedi accanto alla testa di Martha “ha avuto un’idea. Vuole che restiamo qui finché non inizia a piovere. Che ne pensi?”
“Certamente” disse Martha. Bert e Munnie si scambiarono un sorriso, perché sentivano di conoscerla davvero bene. “Martha” disse Bert “sei la sola ragazza perfetta che esista al mondo.”
Poi uscirono dalla stanza, per darle la possibilità di vestirsi.

Avevano incontrato Martha Holm a Firenze. Sembravano avere le stesse idee riguardo a quali musei e quali chiese visitare, e avevano continuato a incrociarla; lei viaggiava da sola e naturalmente era americana, e come diceva Bert, non ce n’erano di più carine, e quindi alla fine avevano iniziato a parlarsi. Forse era perché la prima volta l’avevano vista alla Galleria degli Uffizi, in mezzo ai quadri di Botticelli, ma Munnie pensava che – a parte il fatto che i suoi capelli erano corti, scuri e tagliati in modo irregolare – assomigliasse alla Primavera: alta, snella, e così femminile, con un lungo naso sottile, e lo sguardo profondo, riflessivo e pericoloso. Gli sembrava di esagerare e si sentiva un po’ in imbarazzo a pensare queste cose su una ragazza americana ventunenne, che portava i pantaloni e aveva frequentato per un anno lo Smith, ma non poteva farne a meno. Non lo aveva mai detto a Martha, e naturalmente non lo aveva nemmeno accennato a Bert.
Martha conosceva molte persone, a Firenze e nei dintorni (in seguito, scoprirono che conosceva molte persone in ogni posto), e si era procurata un invito per un tè a Fiesole, in una villa con piscina, a una festa in cui Munnie si ritrovò a ballare con una contessa. Martha era in Europa da circa due anni e sapeva benissimo quali posti visitare e quali invece evitare, e parlava italiano e francese, ed era pronta quando le dicevi di essere pronta, e non si lamentava quando doveva camminare per qualche isolato, e rideva alle battute di Bert e di Munnie e ne faceva qualcuna anche lei, e non ridacchiava, né piangeva, né teneva il muso, tutta una serie di qualità che la portavano a un livello nettamente superiore rispetto a qualsiasi altra ragazza che Munnie avesse mai conosciuto. Dopo aver passato insieme tre giorni a Firenze, pronti a partire per Portofino e per la Francia, l’idea di lasciarla indietro era semplicemente insopportabile. Per quanto ne sapevano Munnie e Bert, lei non aveva nessun programma. “Ho detto a mia madre” spiegava Martha “che sto seguendo dei corsi alla Sorbonne, ed è più o meno la verità. Se non altro li seguo d’inverno.”
La madre di Martha, dopo aver divorziato tre volte, ora abitava a Philadelphia, e ogni tanto, diceva Martha, lei le mandava una fotografia, così che quando finalmente sarebbe tornata a casa, non ci sarebbe stato nessun momento imbarazzante sul molo, perché sua madre l’avrebbe riconosciuta.
Così Munnie e Bert ne parlarono seriamente, si sedettero al tavolino di un bar con Martha, in Piazza della Signoria, ordinarono un caffè e le esposero i fatti.
“Abbiamo stabilito” disse Bert, mentre Munnie stava seduto accanto a lui, approvando in silenzio “che il tour senza guida di Brooks e Carboy potrebbe sfruttarti come interprete, ricercatrice di hotel, e principale assaggiatrice di cibi stranieri. Inoltre, forniresti un alquanto gradito tocco femminile alla compagnia. Sei interessata?”
“Sì” rispose Martha.
“Vorremmo sapere se, più o meno, possiamo incastrare i nostri programmi” disse Munnie.
Martha sorrise. “Il mio programma è andare alla deriva” disse. “Non lo sapevate?”
“Questo significa” chiese Munnie, perché gli piaceva mettere in chiaro ogni cosa “che vuoi venire con noi?”
“Significa che desidero moltissimo venire con voi” disse Martha “e speravo che me lo avreste chiesto.” Guardò ognuno di loro esattamente per lo stesso numero di secondi, allegra, grata, pronta a tutto.
“Dunque” disse Bert “io e Munnie ne abbiamo parlato e vogliamo metterlo nero su bianco. Una cosa come questa va organizzata in anticipo, o diventa un disastroso e orribile viaggio nell’oscurità. Abbiamo pensato a una serie di regole attuabili e, se anche tu sei d’accordo, partiremmo domani. Se non sei d’accordo – nessun problema – speriamo che passerai una piacevole estate.”
“Vai al dunque, Bert” disse Munnie, con impazienza. “Non recitare il preambolo della Costituzione.”
“Regola numero uno” disse Bert, mentre Martha stava seduta immobile, annuendo e ascoltando seriamente “la regola numero uno è fondamentale. Niente tresche. Io e Munnie siamo vecchi amici, e abbiamo pianificato quest’estate per anni, e finora ci siamo divertiti, e non vogliamo rischiare di sfidarci a duello o cose simili. Ora, io conosco le donne…” Fece una pausa, sfidandoli a sorridere. Ma non sorrisero.
“Non avrebbe detto una cosa del genere” spiegò Munnie “prima di entrare nell’esercito.”
“Che cosa sai delle donne?” chiese Martha, con serietà.
“Quello che so è che le donne sono sempre impegnate a scegliere” continuò Bert. “Entrano in una stanza e se ci sono cinque uomini presenti, le loro menti cominciano a lavorare come quelle macchine perforatrici da ufficio: prima scelta; seconda scelta; accettabile; forse; impossibile.”
“Oh mio Dio.” Martha iniziò a ridere. Si coprì la bocca con la mano in segno di scusa, e cercò di ricomporsi. “Scusatemi. Munnie… anche tu la pensi così?”
“Non lo so” disse Munnie, imbarazzato. “Non ho avuto le opportunità di Bert. Non sono stato nell’esercito.”
“Ti dirò persino come sceglieresti” disse Bert “tra me e Munnie, così eviterai di farti domande o di sprecare tempo.”
“Avanti” disse Martha. “Dimmi tutto.”
“All’inizio” disse Bert “tenderesti a scegliere me. Spiegherò le ragioni un’altra volta. Ma poi, dopo un po’, cambieresti idea, e la tua scelta finale sarebbe Munnie.”
“Povero Bert” disse Martha, ridacchiando. “Deve essere terribile per te! Vincere sempre solo la prima partita della stagione. Perché mi stai dicendo tutto questo?”
“Perché devi promettere di non scegliere nessuno” disse Bert. “E se farai una scelta, ti porterai questo segreto nella tomba.”
“Nella tomba” ripeté Martha, cercando di sembrare solenne. “Finché la nave non salperà” disse Bert “ci comporteremo come se fossimo fratelli e sorella, e questo è tutto. D’accord?”
“D’accord” rispose Martha.
“Bene.” Bert e Munnie annuirono tra loro, soddisfatti di tutta quella ragionevolezza.
“Regola numero due” disse Bert “se dopo un po’ ci rendiamo conto che tu sei una seccatura… ci salutiamo e tu te ne vai. Senza lacrime. Senza ritorsioni. Senza scenate. Solo un’amichevole stretta di mano e via alla stazione più vicina. D’accord?”
“D’accord due volte” disse Martha.
“Regola numero tre… ognuno paga esattamente un terzo delle spese.”
“Naturalmente” disse Martha.
“Regola numero quattro” continuò Bert, come il responsabile di un’azienda che spiega un piano di operazioni al consiglio d’amministrazione “ognuno è libero di andare dove vuole, e con chiunque altro, e non si fanno domande. Non siamo un gruppo inseparabile, perché i gruppi inseparabili sono noiosi. Ok?”
“Una libera confederazione di stati sovrani” disse Martha. “Ho capito. Con chiunque.”
Tutti si strinsero le mani, circondati dalle incombenti e voluminose statue della piazza. Il mattino successivo, dopo aver trovato un modo per far entrare anche Martha nell’auto e per fissare con una cinghia la sua valigia sul retro, partirono presto tutti insieme. E tutto andò come meglio non si poteva sperare. Non c’era stata una sola discussione per tutta l’estate, sebbene avessero parlato, tra le altre cose, di sesso, di religione, di politica, di matrimonio, di scelte lavorative, della posizione della donna nella società moderna, dei teatri a New York e a Parigi, e della taglia adeguata dei costumi da bagno per le giovani ragazze sulle spiagge italiane, francesi e spagnole. E quando Bert aveva iniziato a frequentare una ragazza americana, biondina e rotondetta, per circa una settimana a Saint-Tropez, la cosa non sembrava aver infastidito Martha nemmeno per un minuto, neanche quando la ragazza si era trasferita nell’hotel in cui alloggiavano, installandosi palesemente nella stanza accanto a quella di Munnie e di Bert.
La verità era che non sembrava esserci niente che potesse disturbare particolarmente Martha. Accoglieva gli eventi di ogni giorno con una strana placidità, quasi stesse sognando. Sembrava non prendesse mai decisioni da sola e qualsiasi scelta facessero gli altri, indipendentemente da come andava a finire, la accettava sempre, con la stessa bonaria approvazione e con un sorriso un po’ vago. Nella sua mente, Munnie collegava questa piacevole ‘assenza di volontà’, alla straordinaria capacità di dormire di Martha. Se nessuno entrava nella sua stanza per svegliarla al mattino, avrebbe dormito fino a mezzogiorno, fino alle due del pomeriggio, anche se era andata a letto presto la sera prima. Non si trattava di una necessità fisica, perché non aveva bisogno di dormire e non proponeva mai personalmente di andare a letto; non contava quanto facessero tardi la sera o a che ora si dovesse svegliare il mattino dopo. Non scriveva mai lettere e ne riceveva raramente, visto che non si ricordava quasi mai di lasciare un nuovo recapito quando si spostavano. Quando aveva bisogno di soldi, mandava un telegramma alla banca di Parigi che gestiva il suo conto, e quando arrivavano i soldi, li spendeva senza riguardi. Non aveva quasi nessun interesse per i vestiti e la ragione per cui teneva i capelli così corti, disse una volta a Bert e a Munnie, era che non aveva voglia di pettinarseli continuamente.
Quando tutti e tre parlavano di cosa volevano fare nella vita, era più vaga che mai.
“Non lo so” diceva, alzando le spalle, sorridendo, indulgente verso se stessa e leggermente perplessa. “Immagino che continuerò a girare. Aspetterò e vedrò. Per il momento, mi faccio trasportare dagli eventi. Non conosco nessun’altra persona della nostra età che stia facendo una cosa così dannatamente attraente. Sto aspettando una rivelazione che mi guidi verso una direzione permanente. Non ho fretta di impegnarmi, nessuna fretta…”
Stranamente, questa mancanza di direzione, rendeva Martha molto più interessante di ogni altra ragazza che Munnie avesse mai conosciuto: tutte ragazze carine ma limitate, che volevano sposarsi e avere dei bambini, e iscriversi a un country club. Quelle ragazze che volevano salire sul palco e diventare famose; che volevano diventare caporedattrici o presidi di un college femminile. Munnie sentiva che Martha non aveva scelto nulla, perché non le si era ancora presentato niente che fosse sufficientemente buono. E c’era sempre la possibilità, ne era convinto, che quando finalmente lei avrebbe fatto la sua scelta, sarebbe stato davvero qualcosa di importante, originale e magnifico.
Una sola parte del piano delineato a Firenze non aveva funzionato: fatta eccezione per la settimana della biondina rotonda a Saint-Tropez, loro erano stati davvero un gruppo inseparabile, ma questo solo perché stavano troppo bene insieme e non volevano stare con nessun altro. Non avrebbe funzionato se Martha fosse stata una ragazza diversa, se fosse stata civettuola, o avida, o sciocca; non avrebbe funzionato se Munnie e Bert non fossero stati così amici e non si fossero fidati completamente l’uno dell’altro; infine, non avrebbe funzionato se fossero stati solo un po’ più grandi. Ma aveva funzionato, almeno fino alla prima settimana di ottobre, e con un po’ di fortuna, avrebbe continuato a funzionare, finché non avrebbero salutato Martha e sarebbero saliti sulla nave per tornare a casa.

Rimasero sdraiati sulla spiaggia deserta fino alle due, e poi nuotarono. Fecero una gara, perché l’acqua era fredda, ed era il modo migliore per scaldarsi. Fu una gara breve, solo cinquanta metri circa, e alla fine Munnie rimase completamente senza fiato, perché aveva cercato di tenere il ritmo di Martha. Martha vinse facilmente e stava galleggiando serenamente sulla schiena, quando Munnie la raggiunse, con il fiato corto, lottando per far entrare l’aria nei polmoni.
“Sarebbe diverso” disse Munnie, sorridendo, ma con un po’ di vergogna “se non avessi l’asma.”
“Non prendertela” disse Martha, scalciando delicatamente con le gambe. “Le donne galleggiano meglio per natura.”
Si tirarono su entrambi e guardarono Bert che avanzava con determinazione verso di loro.
“Bert” disse Martha, quando lui li raggiunse e si fermò “sei l’unico uomo che io conosca che quando nuota sembra una signora anziana alla guida di un’automobile elettrica.”
“I miei talenti” rispose Bert, senza scomporsi “si manifestano in altri campi.”
Tornarono a riva, gridando e agitando le braccia, la pelle arrossata dall’acqua fredda. Si vestirono sulla spiaggia, coperti dal grande telo da mare, uno dopo l’altro, per pudore. Martha indossava un paio di pantaloni che le arrivavano a metà polpaccio e un maglione da pescatore, a righe bianche e blu. Mentre la guardava sistemarsi i vestiti con movimenti leggeri e distratti, Munnie pensò che nella sua vita non avrebbe mai più visto un’immagine così allegra, misteriosa e commovente come quella di Martha Holm, vestita con un maglione da pescatore a righe, su una spiaggia assolata, mentre scuoteva la testa per liberare i suoi corti e scuri capelli dall’acqua del mare.
A pranzo, anziché andare al ristorante, decisero di fare un picnic, e salirono sulla MG a due posti, regalata a Munnie dal fratello, dopo che anche lui, l’anno prima, aveva passato un’estate in Europa. Con Martha seduta in mezzo, su un’imbottitura che rivestiva il freno, andarono in città e comprarono del pollo freddo, un lungo sfilatino di pane e un pezzo di groviera. Presero in prestito un cestino dal fruttivendolo, dal quale comprarono un grosso grappolo d’uva nera e due bottiglie di vino rosato, e risalirono sull’automobile. Guidarono lungo il porto fino al vecchio forte, che un tempo era stato assediato ed era in parte crollato, ma ora, durante l’estate, ospitava una scuola di barca a vela per ragazzi. Parcheggiarono e s’avviarono lungo il largo camminamento del contrafforte, sbiancato dall’acqua del mare, trasportando il cestino e le bottiglie di vino e il grosso telo da mare leggermente umido, che sarebbe servito come tovaglia.
Dal contrafforte potevano vedere il porto, allungato in un’ampia forma ovale e ormai vuoto tranne per un’imbarcazione a chiglia piatta con una vela fatta a mano, che si dirigeva verso la punta di Sainte-Barbe, la spiaggia deserta e gli edifici bianchi e rossi di Saint-Jean-de-Luz. Il cantiere navale vicino al forte era pieno zeppo di piccole Snipe blu, ben legate e tirate in secco, pronte per l’inverno. Da qualche parte, in lontananza, giungeva il debole suono di un martello solitario, fuori stagione: un carpentiere stava inchiodando delle nuove assi sulla prua di un piccolo peschereccio. Al largo, sul mare, quasi persi nello sciabordio grigiazzurro dell’orizzonte, i pescherecci del tonno oscillavano tra le onde dell’oceano. C’era bassa marea e le onde, bianche e schiumose ma non minacciose, s’infrangevano contro le rocce pendenti e scoperte su cui era stato costruito il contrafforte. Accanto a quest’ultimo, sul lato della baia, le rovine dei bastioni circolari dell’antico muro, che il mare aveva distrutto nel corso dei secoli, incombevano sulla superficie tranquilla dell’acqua, con i loro profili irregolari, fatiscenti e inutili. Sembravano risalire all’epoca romana, e ricordarono a Munnie gli acquedotti che, ormai scomparsi, un tempo portavano l’acqua di montagna alle città, o le segrete in cui, cinquecento anni prima, erano morti gli ultimi prigionieri.
Non camminarono fino alla fine del contrafforte, separato dalla sezione centrale dei frangiflutti da un ampio canale, attraverso il quale le barche entravano e uscivano dal porto. Anche nei giorni più calmi, Munnie percepiva qualcosa di selvaggio e pericoloso laggiù, su quella piatta punta di pietra, nel punto in cui l’oceano, senza rabbia, mostrava tutta la sua forza contro le acque protette della baia e dell’entroterra. Munnie soffriva leggermente di vertigini e quando guardò giù, lungo le pareti a strapiombo, in quelle profondità verdi e mutevoli, bordate da un ciuffo di schiuma, ebbe un’immagine
disperata di se stesso, intrappolato tra gli scogli, mentre affondava lottando contro la marea e le onde, che andavano e venivano, e si scontravano arricciandosi in spruzzi d’acqua. Naturalmente, non disse niente di tutto questo, ma fu grato quando Martha, disse: “Qui va bene” prima che si fossero spinti troppo lontano, e con attenzione aiutò a stendere il telo da mare come se fosse una tovaglia, ben disposto in mezzo al contrafforte.
C’era un vento leggero, capriccioso e a tratti freddo, ma Bert si tolse la maglietta, per mantenere l’abbronzatura. Munnie, che sul petto aveva una morbida peluria rossiccia di cui si vergognava, disse che il vento era troppo freddo per svestirsi. Bert gli lanciò un’occhiata ironica, perché sapeva qual era il vero motivo, ma non disse nulla.
Mentre Martha tagliava il pollo e disponeva il formaggio, il pane e l’uva su dei pezzi di carta al centro del telo da dove tutti avrebbero potuto prenderli senza sporcarsi, Bert piegò la testa per ascoltare il suono distante, lento e ritmato del martello, proveniente dal cantiere navale. “Ogni volta che sento quel rumore in un posto come questo” disse “mi ricorda la fine de Il giardino dei ciliegi. Tutto è malinconico, chiuso, pronto a morire, mentre avanza l’autunno…”
“Ogni volta che sento quel rumore” disse Martha, sistemando l’uva “penso: ‘Divorzio, divorzio’.”
“Questa è la differenza” disse Bert “tra la Russia e l’America.” Camminò fino al margine del contrafforte e rimase lì. I suoi piedi sporgevano pericolosamente oltre il bordo, mentre lui fissava l’orizzonte, una figura alta, sobria, dinoccolata, che recitava, con le braccia sollevate, come in un rituale: “Infrangiti, infrangiti, infrangiti, Sulle tue fredde pietre grigie, Oh Mare, E vorrei che il mio cuore potesse proferire, I pensieri che nascono in me…”
“Il pranzo è servito” disse Martha, sedendosi a gambe incrociate e tirandosi su le maniche fino ai gomiti; le sue braccia nude, sotto le maniche del maglione arrotolate, erano abbronzate e sorprendentemente piene e sode per una ragazza così snella. Prese un pezzo di pollo e, mordendolo, disse: “È l’unico tipo di picnic che vale davvero la pena di fare. E non ci sono formiche.”
Munnie bevette un po’ di vino dalla bottiglia, perché si erano dimenticati di portare i bicchieri; staccò un pezzo di pane dal lungo sfilatino e prese un po’ di carne. Bert si sedette di fronte a lui, accanto a Martha, piegando lentamente le sue lunghe gambe. Si allungò per prendere un pezzo di pollo e, mentre lo masticava, disse: “Pensate che un giovane americano, serio e brillante, potrebbe fare fortuna in Francia avviando una fabbrica per la produzione di piatti e bicchieri di carta?”
“Rovinerebbe tutto l’ineffabile fascino medievale” rispose Martha.
“Oh, quel vecchio, dannato, ineffabile fascino medievale di un pezzo di carta unto” disse Bert. “Stai pur certo che una donna nota queste cose, eh, Munnie?”
Alzò le sopracciglia in un’espressione esagerata, teatrale. “Cavolo, non è stata una fortuna se siamo entrati in quella galleria a Firenze e abbiamo trovato Martha? Se no sai come sarebbe stata la nostra estate? Avremmo fatto passare tutta la marmaglia femminile d’Europa… tutte quelle attricette dei film italiani, che scoppiano nelle loro camicette abbottonate, e quelle modelle francesi, tutte secche, e tutte le divorziate americane, con gli occhi famelici e i capelli castano dorato, che profumano di Arpège. Cavolo Munnie, non ti fa sentire come se Qualcosa avesse vegliato su di te quel giorno al museo? Dimmi la verità, ciccione, non ti fa sentire sereno, in modo soprannaturale?”
“Dove hai imparato a parlare così?” chiese Martha, mentre seduta a gambe incrociate, si portava placidamente alle labbra la bottiglia di vino.
“Mio nonno era un predicatore battista a Memphis, in Tennessee” disse Bert “e mi ha insegnato a temere il Signore, a leggere la Bibbia, a gustare il granturco, e a parlare in modo equilibrato.” Si alzò in piedi e sventolò la coscia di pollo in direzione dell’oceano Atlantico. “Pentitevi, o voi peccatori, perché avete nuotato in acque calde, e guardato con desiderio le vergini…” Fece un inchino in direzione di Martha. “E avete giocato ai tavoli, e avete trascurato di spedire cartoline a casa. Pentitevi, perché avete trovato il piacere e avete perso la nave.”
“Vuoi un po’ di formaggio?” chiese Martha.
“Con la senape.” Bert si sedette di nuovo. Osservò pensieroso Munnie. “Che cosa pensi Munnie?” chiese. “Siamo davvero felici come ci sembra di esserlo, o crediamo solo di essere così felici? L’eterno dilemma del filosofo… illusione o realtà. Questo muro è fatto di pietra?” domandò in tono declamatorio. “Quest’oceano è blu, quest’acqua è bagnata? Questa ragazza è bella? Quello che abbiamo nelle nostre tasche è davvero denaro, o sono solo dei buoni per dei premi che sono stati consegnati a Duluth nel 1922 da una multinazionale del tabacco che andò in bancarotta il primo giovedì dopo il ‘Martedì Nero’? Quello che stiamo bevendo è davvero un buon vino francese, o è dell’aceto corretto con sangue e acqua di mare? Rosé de Béarn” disse, leggendo l’etichetta sulla bottiglia. “Sembra un nome autentico, non è vero, ma lo è? Noi tre, siamo dei giovani splendidi principi americani troppo privilegiati e con i denti bianchi, in visita alla nostra più grande colonia o, senza saperlo, siamo dei miseri profughi, in fuga, la schiena rivolta verso il mare?… Avete letto il giornale questa mattina, conoscete la risposta? Siamo amici e fratelli, o ci tradiremo tutti prima del tramonto? Guardate se la signora nasconde dei pugnali.”
“Sant’uomo” disse Martha. “Ma è un autodidatta, e si è già perso.”
Munnie sorrise con aria sognante, apprezzando la performance di Bert. Lui era una persona precisa, diretta, e diceva sempre esattamente quello che intendeva dire, nient’altro. Ma era divertito dai voli retorici di Bert, e lo apprezzava come un uomo che non ha un talento ma che ama la musica apprezza un amico che è un abile pianista e che si esibisce generosamente in momenti appropriati, senza che glielo si chieda. Tutto questo risaliva all’epoca in cui avevano entrambi sedici anni e andavano a scuola insieme; Bert faceva sempre delle scandalose improvvisazioni in versi sciolti sulle presunte abitudini sessuali di una signora di mezza età, leggermente calva, che insegnava chimica. Ogni tanto, Bert finiva nei guai perché era sconsideratamente coraggioso, e una volta che aveva iniziato, si lasciava trasportare dalle
parole e diceva delle cose oltraggiose, a prescindere da chi stesse ascoltando. Proprio quell’estate, a causa di una delle sue esibizioni, si erano dovuti battere con quattro tedeschi in una brasserie a Nizza, ed erano dovuti scappare dalla polizia. Bert aveva attaccato discorso con quei ragazzi e gli aveva chiesto da dove venissero. Dopo un po’ di esitazione, avevano risposto di essere svizzeri. “Da quale parte della Svizzera venite?” aveva chiesto Bert, con aria innocente. “Düsseldorf? Amburgo?”
I tedeschi, che erano uomini robusti e massicci, erano sembrati a disagio e gli avevano voltato le spalle, guardando le birre che si trovavano sul bancone davanti a loro. Ma Bert non avrebbe lasciato perdere. “La parte della Svizzera che trovo più affascinante” aveva detto Bert ad alta voce “è Belsen. Così rurale, così accogliente, così piena di ricordi. Ho sempre detto che la Svizzera avrebbe vinto la guerra se non fosse stata pugnalata alla schiena dagli orologiai. E sarebbe stata anche una gran vittoria.”
“Smettila” aveva bisbigliato Munnie, e anche Martha aveva scosso la testa allarmata, tirando il braccio di Bert. “Sono in quattro, ci ammazzeranno.”
Ma Bert aveva continuato imperterrito. “Sono orgoglioso di dirvi, signori” aveva detto con un ampio sorriso “che ho sempre creduto in una ‘Grande Svizzera’, e che ci sono un sacco di bravi e vigorosi americani che la pensano come me.” A quel punto, i tedeschi stavano mormorando qualcosa tra di loro, e Munnie si tolse l’orologio e lo fece scivolare nella tasca, perché non voleva che si rompesse quando sarebbe cominciato lo scontro.
“Stai zitto, Bert” disse Martha. “Ti colpiranno con un boccale.”
“Ora, ragazzi” continuò Bert, sollevando il suo bicchiere “vorrei che vi uniste a me in un brindisi al più grande piccolo vecchio svizzero di tutti i tempi, quel benevolo, dolce e adorabile vecchio compagno: Adolf Hitler. Poi canteremo tutti insieme ‘Svizzera Über Alles’. Sono sicuro che conoscete le parole…”
Ormai, Munnie si era avvicinato e, quando il primo tedesco gli girò attorno gli afferrò il braccio per tenerlo fermo e lo colpì due volte con la mano destra. I tedeschi erano lenti, ma forti, e molto arrabbiati, e quando finalmente Munnie riuscì a trascinare Bert verso la porta, quest’ultimo aveva il naso sanguinante e il bavero della giacca mezzo strappato, mentre tutti i camerieri gridavano chiamando la polizia.
Tutti e tre corsero per le vie laterali di Nizza, ascoltando le urla confuse perdersi alle loro spalle. Mentre correva, Bert ridacchiava, scuotendo la mano destra, intorpidita per aver colpito il cranio di un tedesco. Continuava a ripetere a Munnie: “Da quale parte della Svizzera vieni, amico? Lipsia? Norimberga?”
Mezz’ora dopo, mentre stavano seduti al sicuro in un bar lungo la Promenade des Anglais, anche Martha e Munnie avevano cominciato a trovare la cosa divertente, e per tutta l’estate, ogni volta che qualcuno di loro faceva qualcosa di discutibile o stupido, gli altri gli chiedevano increduli: “Da quale parte della Svizzera vieni, amico?”
Ora Bert stava seduto, agitando delicatamente la bottiglia di vino in direzione della baia. “Penso che avvierò un nuovo tipo di servizio turistico. Tour fuori stagione in località un po’ fatiscenti. Scriverò una brochure, intitolata: ‘Riscopri la felicità! Non seguire le ultime tendenze, fuggi dal tuo compagno d’avventure. Vivi una nuova esperienza!’ Pensi che tuo padre sarà disposto a darci la grana per avviare questo progetto, Munnie?”
Bert aveva la ferma convinzione che il padre di Munnie fosse estremamente ricco e sempre in cerca di insolite opportunità commerciali, che Bert era felice di trovargli. Queste opportunità includevano la semina di una piantagione di avocado vicino a Grasse, e la costruzione di un impianto sciistico di milleduecento metri in un villaggio di ventidue case nei Pirenei spagnoli. Tutti i progetti di Bert, oltre a comportare l’investimento di grandi capitali da parte del padre di Munnie, prevedevano anche che Bert rimanesse permanentemente in Europa come amministratore dell’azienda.
“Munnie” disse Bert “non pensi che dovremmo mandare un telegramma a tuo padre?”
“No” disse Munnie.
“L’occasione di una vita” disse Bert. “Perché vuole tenersi tutti quei soldi? È un’eredità che gli porteranno via quando giungerà la sua ora. Beh, mi inventerò qualcosa. Non è l’unico modo per far soldi.” Con aria pensierosa, guardò Martha che si era messa a mangiare dell’uva. “Martha” disse “sai di essere una fonte di ampio reddito potenziale?”
“Ho intenzione di donare il mio corpo alla scienza” disse Martha “all’età di ottantacinque anni.”
“La cosa essenziale” disse Bert “è non sposare un americano.”
“Segnalate quest’uomo al comitato” disse Martha.
“L’America non è un posto adatto a una bella donna” continuò Bert. “Le case diventano sempre più piccole, le domestiche sempre più costose, e una bella donna si ritrova improvvisamente in un piccolo nido confortevole a Scarsdale, circondata da televisioni e dispositivi per risparmiare tempo e fatica nei lavori domestici, e inviti a unirsi all’Associazione genitori-insegnanti. Una bella donna vale di più in un paese un po’ in declino, governato con criteri piuttosto improduttivi… come la Francia. Potresti sposare un bell’uomo di quarantacinque anni, con un paio di grandi baffi ordinati, in possesso di antiche tenute che si estendono lungo le rive della Loira. Meravigliose battute di caccia in autunno, vini buoni e leggeri, prodotti con l’uva cresciuta nella proprietà, e dozzine di domestici pronti a togliersi il berretto e a fare un inchino quando passa l’auto di famiglia. Tuo marito ti adorerebbe e, per farti felice, inviterebbe nella sua tenuta tutti i tuoi amici; e ti lascerebbe da sola la maggior parte del tempo, per andare a Parigi a occuparsi dei suoi affari o dal medico a farsi curare il fegato.”
“E in questo quadro tu dove ti inserisci, Munnie?” chiese Martha.
“Io sarei uno degli amici invitati nella tenuta per renderti felice” rispose Munnie. Non stava apprezzando quella conversazione. Anche se Bert stava scherzando, Munnie sapeva che, se Martha avesse davvero deciso di sposare un uomo anziano e pieno di soldi, Bert avrebbe approvato la sua scelta. Proprio il giorno prima, mentre parlavano delle carriere che potevano attenderli, Bert aveva detto: “Quello che conta è riconoscere il tuo talento e quindi usarlo. E il modo migliore di usarlo è tenersi lontano dall’insopportabile noia del lavoro. Ora il tuo talento…” aveva sorriso a Martha “… il tuo talento è la bellezza. È semplice. La usi su un uomo e l’unico limite è il cielo. Io ho un doppio talento, ma a lungo andare non ho molte speranze. Io sono affascinante…” il suo sorriso divenne ancora più ampio, mentre si prendeva gioco di sé “e non me ne importa niente. Tuttavia, se sono abbastanza intelligente e non commetto errori, potrei andare molto lontano. Per quanto riguarda Munnie…” scosse la testa con fare dubbioso. “Il suo talento è l’essere virtuoso. Povero scemo. Che cosa se ne può fare?”
Ora, seduto sull’angolo del telo, mentre staccava con apprezzamento gli acini d’uva dal grappolo, uno a uno, Bert scuoteva la testa. “No” disse “io non sarò uno degli amici invitati. Io sarò una presenza fissa. Sarò il supervisore delle tenute, l’americano curioso e senza ambizione, che ama vivere in Francia sulle rive di un bel fiume. Girerò per la proprietà indossando una vecchia giacca di tweed che odora un po’ di cavalli e di barili di vino nuovo, e sarò amato da tutti. Farò qualche pungente commento sulle condizioni del mondo, giocando a backgammon davanti al caminetto con la padrona di casa, mentre il marito è via. E poi, più tardi, salirò con lei le scale, l’ultimo bicchiere d’Armagnac in una mano, e la intratterrò con il mio pungente fascino americano nel letto di famiglia…”
“Ah” disse Martha “idilliaco!”
“Ogni epoca” disse Bert con tono grave “ha il suo idillio. Siamo vissuti in mezzo a due guerre.”
Munnie si sentiva molto a disagio, e quando guardò verso Martha si sentì ancora più a disagio di prima, perché lei stava ridendo. Avevano riso insieme di molte cose da quando si erano conosciuti a Firenze, e avevano parlato di tutto, ma ora Munnie non voleva che Martha ridesse per il discorso di Bert.
Si alzò. “Penso che camminerò un po’ lungo i bastioni e poi mi fermerò a fare un pisolino” disse. “Svegliatemi quando volete andare.”
Camminò per circa trenta metri, portando con sé un maglione da usare come cuscino. Mentre si stendeva sulla pietra liscia scaldata dal sole, sentì Martha e Bert ridere insieme, quella risata confidenziale, così piccola in quello spazio vuoto, vasto e luminoso.
Chiudendo gli occhi nel bagliore del sole, ascoltando quella risata distante, Munnie sentì che stava soffrendo. Quel dolore non era localizzato ed era di uno strano tipo, evasivo. Appena Munnie pensò: Ecco l’ho preso, è in gola, il dolore scivolò via; non scomparve, ma mise le sue indistinte dita, affilate e appena percettibili, da un’altra parte. Poi, mentre stava sdraiato, con la cappa di calore che gli premeva sulle palpebre, Munnie capì che quello che stava provando non era dolore, ma tristezza.
Quella tristezza era profonda e complessa, ed era composta da molti elementi: un senso di privazione, l’ombra di una partenza imminente, la nostalgia per quei ricordi che lo allontanavano in modo irrevocabile dall’innocenza, la confusione di un’emozione più profonda di qualsiasi altra avesse mai sperimentato prima d’ora nella sua vita. Travolto da quelle sensazioni e scosso com’era, Munnie sapeva anche che se Martha, colpita da un’improvvisa telepatia, avesse smesso di ridere con Bert, si fosse alzata e avesse camminato trenta metri lungo il contrafforte fino al punto in cui lui stava disteso, sedendosi accanto a lui e toccandogli la mano, improvvisamente tutto sarebbe andato bene.
Ma lei non si mosse, e lui la sentiva, mentre rideva ancora più forte per qualcosa che aveva detto Bert, ma che Munnie non riusciva a sentire.
All’improvviso, Munnie seppe cosa avrebbe fatto. Una volta imbarcato, tutti gli accordi sarebbero saltati, le regole non sarebbero più state valide, e lui avrebbe scritto a Martha e le avrebbe chiesto di sposarlo. In modo sconnesso, cominciò a comporre la lettera nella sua mente. Immagino che questa mia lettera ti sorprenderà, perché per tutta l’estate non ho mai detto una parola, ma per molto tempo non ho realizzato quello che mi stava succedendo. Inoltre c’era l’accordo che tu, Bert e io avevamo fatto a Firenze: mantenere tutto su una base esclusivamente amichevole, cosa che sono felice di aver fatto. Ma ora sono sulla nave e mi sento libero di dirti quello che provo per te. Ti amo e voglio sposarti. Non so quello che tu provi per me, ma forse l’accordo ti ha impedito di dire qualcosa, proprio come è successo a me. Almeno lo spero. Ho intenzione di trovarmi un lavoro e sistemarmi appena tornato a casa, e allora potrai tornare anche tu e conoscere la mia famiglia e tutto…
La lettera smise di scriversi da sola nella testa di Munnie. Pensò a sua madre, seduta a prendere un tè con Martha, mentre le diceva: “Hai detto che tua madre vive a Philadelphia? E tuo padre…oh…Assaggia una di quelle torte. E hai detto che hai incontrato Munnie a Firenze e poi tu, lui e Bert avete girato insieme l’Europa per il resto dell’estate… Latte, limone?”
Munnie scosse la testa. Avrebbe gestito sua madre a tempo debito.
Ricominciò a scrivere la sua lettera immaginaria.
Una volta hai detto che non sapevi che cosa avresti fatto della tua vita, che stavi aspettando una qualche rivelazione che ti guidasse in una direzione permanente. Magari riderai perché mi sto offrendo come una sorta di rivelazione, ma forse penserai che sposandomi tu…
Munnie scosse la testa disgustato. Anche se fosse stata follemente innamorata di lui, pensò, una frase come quella avrebbe rovinato tutto per sempre.
Non so nulla di te e di altri uomini, continuò pensando a scatti nella sua testa. Non mi è mai sembrato che fossi interessata a nessun altro quando eri con noi, e non hai mai menzionato nessuno in particolare; e per quel che ne so non hai mai mostrato alcuna preferenza tra Bert e me…
Munnie aprì gli occhi e girò la testa per guardare Bert e Martha. Stavano seduti vicini, uno di fronte all’altra, insieme, le teste che quasi si toccavano, e parlavano a bassa voce, con tono serio.
Ricordò la descrizione che Bert aveva fatto di quello che lui considerava il suo talento. Io sono affascinante e non me ne importa niente. Bene, pensò Munnie con soddisfazione, anche se Martha non nota l’egotismo di Bert, il suo fascino non può averla attratta così tanto. E inoltre, c’era stata quella bionda a Saint-Tropez, una relazione esplicitamente dichiarata. Se Bert avesse avuto in mente di fare qualcosa con Martha, o se Martha, come aveva predetto Bert, fosse stata interessata a fare una scelta, di certo quella scelta avrebbe messo fine alla vacanza. O no? Munnie decise che Bert avrebbe potuto essere il divertente amico scapolo della famiglia. Il migliore nel suo genere.
Munnie dormicchiò un po’, nella sua mente scorrevano in successione una serie di immagini piacevoli e confortanti. Martha che scendeva da un aeroplano a Idlewild – perché dopo aver ricevuto la sua lettera la nave sarebbe stata troppo lenta – e correndo sulla pista si gettava tra le sue braccia. Lui e Martha che si svegliavano tardi una domenica mattina nel loro appartamento, e decidevano di dormicchiare per un’altra ora e poi uscire a fare colazione. Martha che gli dava il braccio a una festa e, mentre entravano, per un momento calava il silenzio nella stanza, perché lei era così bella. Martha…
Qualcuno stava gridando. In lontananza, qualcuno stava gridando.
Munnie aprì gli occhi e sbatté le palpebre; perplesso, pensava: Perché qualcuno sta gridando nel mio sogno?
Si sentì di nuovo l’urlo e Munnie si alzò in piedi, e guardò verso la baia. Nell’acqua, ad almeno trecento metri di distanza, c’era una piccola barca. Era l’imbarcazione a chiglia piatta che avevano visto prima. Due persone aggrappate alla chiglia semisommersa e capovolta. Mentre guardava sentì di nuovo quell’urlo disperato. Una mano e un braccio si agitarono per un attimo nella luce del sole.
Munnie si girò a controllare dove fossero Bert e Martha. Erano coricati, le loro teste unite sul telo, i corpi che formavano un’ampia V; dormivano.
“Bert!” chiamò Munnie. “Martha! Alzatevi!” Bert si scosse, poi si mise seduto, strofinandosi gli occhi.
Si sentì di nuovo il grido lamentoso, proveniente dalla baia. “Laggiù” disse Munnie indicando. Bert si girò rimanendo seduto, e guardò la barca capovolta e le due figure aggrappate, quasi sommerse dall’acqua, un uomo e una donna.
“Buon Dio” disse Bert. “Cosa pensano di fare laggiù?”
Diede un colpetto con il gomito a Martha. “Svegliati” disse “e guarda il naufragio.”
La barca giaceva quasi immobile nell’acqua; si spostava leggermente quando le due figure si muovevano, cambiando posizione. Mentre osservava, Munnie vide l’uomo allontanarsi dalla barca e iniziare a nuotare verso la spiaggia. L’uomo nuotava lentamente e ogni trenta secondi si fermava, gridava e agitava le braccia. Dopo ogni pausa andava sotto, poi ricompariva schizzando acqua, disperato.
“Oh mio Dio” disse Bert. “La sta lasciando laggiù!”
Bert era in piedi ora, con Martha al suo fianco; scrutavano la baia. L’uomo doveva nuotare per almeno trecento metri prima di toccare la riva, e con tutto quel gridare, e agitare le braccia, e andare sotto due volte ogni minuto, non sembrava potercela fare. Anche la donna che era stata abbandonata, aggrappata alla barca, gridava di tanto in tanto, e la sua voce, fluttuando attraverso l’acqua calma e scintillante, suonava stridula e arrabbiata.
Alla fine Munnie riuscì a capire cosa stava gridando l’uomo. “Au secours! Je noye, je noye!”
Munnie si sentì leggermente infastidito da quella voce. Gli sembrava melodrammatico ed eccessivo urlare ‘Sto affogando’, specialmente con una voce così potente, nella quiete di un pacifico pomeriggio, in una baia soleggiata. Raggiunse l’orlo del contrafforte, unendosi a Bert e Martha.
“Sembra che se la stia cavando” disse Bert. “Ha una bracciata bella forte.”
“Dovrà fornirci qualche spiegazione poi” disse Martha “abbandonare la sua amica laggiù, in quel modo.” Mentre guardavano, l’uomo andò sotto di nuovo. Sembrava essere sott’acqua da molto tempo e Munnie, guardando il punto in cui l’uomo era scomparso, cominciò a sentirsi la bocca secca. Poi l’uomo emerse, questa volta le sue spalle e le sue braccia erano nude, e luccicavano bianche contro la profonda acqua blu. Si era tolto la camicia sott’acqua e un attimo dopo, la camicia venne a galla e andò alla deriva, fluttuando inzuppata. L’uomo gridò di nuovo. Ormai era chiaro che stava chiamando proprio loro tre, in piedi sul contrafforte. L’uomo ricominciò a nuotare, avanzando a fatica.
Munnie scrutò la spiaggia e il pontile dove le Snipe erano tirate in secco per l’inverno. Non c’era una barca che si potesse prendere, e nemmeno una cima di corda. Tese l’orecchio in ascolto del suono del martello che avevano sentito quando erano saliti sul contrafforte. Poi realizzò che si era fermato molto tempo prima, mentre stavano ancora mangiando. Lontano, sull’altro lato della baia, davanti alle case che davano sul mare, non c’era nessun movimento; e non c’erano né nuotatori, né pescatori, né bambini che giocavano, da nessuna parte. Quel pomeriggio, tutto quel mondo di pietra, sabbia e mare sembrava essere lì soltanto per loro tre – in piedi sul contrafforte – e per quella donna che urlava con voce arrabbiata e stridula – aggrappata al fondo della barca capovolta – verso quell’uomo mezzo nudo, che lottava con l’acqua, allontanandosi dalla ragazza, lentamente e con fatica.
Non poteva succedere in agosto? pensò Munnie con irritazione. Guardò in basso verso l’acqua che s’increspava in onde lunghe, morbide e regolari, contro la base del contrafforte. Con la bassa marea, l’acqua non era molto profonda ora, uno o due metri al massimo, e degli enormi pezzi di pietra e di calcestruzzo fuoriuscivano dalla superficie, in modo irregolare. Se si saltava, era una caduta di almeno cinque metri, e non c’era modo di evitare le rocce.
Quasi mortificato, Munnie guardò Martha e Bert. Martha strizzava gli occhi e c’erano delle rughe sulla sua fronte. Si mordeva l’unghia del pollice con aria assente, come una ragazzina intenta a risolvere un problema a scuola. Bert sembrava critico e vagamente interessato, come se stesse guardando l’esibizione di un acrobata in un circo di terza categoria.
“Che imbecille” disse Bert a bassa voce. “Se non riusciva a tenere la barca meglio di così, almeno avrebbe dovuto avere il buonsenso di stare vicino alla costa.”
“Francesi” disse Martha. “Pensano di poter fare qualsiasi cosa.” Ricominciò a mangiucchiarsi l’unghia.
L’uomo chiamò di nuovo, puntando nella loro direzione.
“Che cosa facciamo?” chiese Munnie.
“Quando viene a riva” disse Bert “urliamo dietro a quello stupido bastardo, perché come marinaio è davvero una schiappa.”
Munnie osservò il nuotatore. Stava andando ancora più lentamente ora, e sembrava sprofondare sempre di più dopo ogni bracciata. “Non credo che ce la farà” disse Munnie.
“Beh” disse Bert “sarebbe davvero una brutta cosa.”
Martha non parlò.
Munnie deglutì; aveva la gola secca. In seguito, pensò, non sarebbe stato in grado di sopportare il ricordo di quel giorno: stare lì in piedi, a guardare un uomo che annega.
Poi un’altra immagine gli balenò davanti agli occhi. Era chiara e nitida e non mancava nulla. Era un’immagine di Bert, di Martha e di se stesso, in piedi davanti a un poliziotto francese, seduto a una scrivania, con il berretto in testa, che scarabocchiava su un taccuino dalla copertina nera con una stilografica che perdeva inchiostro.
“Quindi” stava dicendo il poliziotto “vorreste denunciare un annegamento?”
“Sì.”
“Quindi… avete visto questo signore, un po’ distante dalla riva, che agitava le braccia nella vostra direzione, e poi è scomparso?”
“Sì.”
“E la signora?”
“L’ultima volta che l’abbiamo vista era ancora aggrappata alla barca, andava alla deriva.”
“Ah. E… uhm… che cosa avete deciso di fare, personalmente?”
“Noi… noi siamo venuti qui a denunciare l’accaduto.”
“Oh, sì. Certamente.” Altri scarabocchi sul taccuino. Una mano che si allungava. “I passaporti, per favore.” Una rapida scorsa alle pagine e un breve, freddo sguardo ironico, mentre il poliziotto gettava i passaporti sulla scrivania. “Ah, tutti americani…”
L’uomo in acqua andò di nuovo sotto per un secondo.
Munnie cercò ancora di deglutire. Questa volta non ci riuscì.
“Vado a prenderlo” disse. Ma per un momento non si mosse, come se, in qualche modo, solo il fatto di averlo detto potesse sistemare tutto: riportare l’uomo sulla terraferma, risollevare la barca, fermare le urla.
“Sono almeno duecentocinquanta metri dalla spiaggia” disse Bert, con molta calma. “E poi altri duecentocinquanta metri per tornare, o poco meno, con un pazzo francese aggrappato al collo.”
Munnie ascoltò quelle parole, quasi con orgoglio.
“Sì” disse. “Almeno.”
“Non hai mai nuotato per duecentocinquanta metri in tutta la tua vita” disse Bert, con un tono di voce amichevole e assennato.
L’uomo urlò ancora una volta, e ora la sua voce era rauca e terrorizzata.
Munnie iniziò a camminare velocemente lungo il contrafforte, tornando indietro nel punto in cui c’era una stretta scalinata che scendeva alla piccola spiaggia davanti al forte. Non corse perché non voleva rimanere senza fiato una volta entrato in acqua.
“Munnie!” sentì Bert che lo chiamava. “Non fare l’idiota!”
Proprio mentre iniziava a scendere la ripida scalinata, ricoperta di muschio e scivolosa, Munnie notò che Martha non aveva detto niente. Quando raggiunse la spiaggia, l’attraversò a passo veloce, fin dove cominciava l’acqua, e raggiunse il punto più vicino all’uomo. Si fermò per fare dei respiri profondi, e fece un cenno al nuotatore, per incoraggiarlo. Ora, guardando dal livello dell’acqua, sembravano molto più di duecentocinquanta metri. Si tolse velocemente le scarpe e la maglietta. Il vento era freddo sulla sua pelle. Si sfilò i pantaloni, lanciandoli sulla sabbia, e rimase lì in piedi in boxer. Esitò. Erano un vecchio paio di boxer; si erano strappati sul cavallo e lui li aveva rammendati da solo, maldestramente. All’improvviso s’immaginò il suo corpo che tornava a riva, e la gente che notava quel trasandato lavoro di rammendo e sorrideva lievemente. Con le dita frugò in cerca dei bottoni, si sbottonò i boxer, e li lasciò cadere sulla sabbia. Mentre avanzava cautamente nell’acqua si disse: Lei non mi ha mai visto nudo, chissà cosa penserà.
Si graffiò le dita dei piedi su una roccia e il dolore gli fece venire le lacrime agli occhi. Continuò ad avanzare camminando finché non ebbe l’acqua al petto, quindi si spinse in avanti e cominciò a nuotare. L’acqua era fredda, e quasi subito la sua pelle divenne gelida. Cercò di non nuotare troppo velocemente, così da conservare un po’ di forza per quando avrebbe raggiunto l’uomo, che era ormai in procinto di affogare. Ogni volta che alzava lo sguardo per guardare quanto lontano si fosse spinto, gli sembrava di non essere avanzato nemmeno di mezzo centimetro, ed era difficile procedere in linea retta. In qualche modo, gli sembrava di virare costantemente a sinistra, nella direzione dei bastioni, e doveva continuare a correggere la sua andatura. A un certo punto, alzò lo sguardo cercando Bert e Martha. Non riusciva a vederli ed ebbe un attimo di panico. Che cosa diavolo stavano facendo? pensò. Se n’erano andati. Si girò sulla schiena, perdendo dei secondi preziosi, e li vide sulla spiaggia, in piedi sul bordo dell’acqua, che lo guardavano. Naturalmente, pensò.
Si voltò di nuovo e riprese a nuotare metodicamente in direzione del francese. Ogni volta che tirava fuori la testa dall’acqua, il francese cercava di urlare e sembrava essere sempre più lontano. Decise di non guardare più in quella direzione per un po’. Era troppo sconfortante.
Poi cominciò a sentirsi le braccia stanche. Non può essere, pensò. Non ho ancora nemmeno percorso cinquanta metri. E tuttavia, i muscoli tra le spalle e i gomiti sembravano essersi contratti; ruotò le ossa e sentì una fitta profonda, dovuta alla stanchezza, dietro le braccia. Aveva anche un leggero crampo alla mano destra, quindi la lasciò fluttuare libera nell’acqua. Lo rallentava, ma non sapeva cos’altro fare. Quel crampo gli ricordò che non era passato molto tempo da quando aveva mangiato; e aveva bevuto molto vino, accompagnato da formaggio e uva. Mentre nuotava, con il verde dell’acqua che gli offuscava la vista e la spinta lenta e costante delle onde contro le sue orecchie, si ricordò di sua madre, quando durante le estati della sua gioventù, sulle spiagge di un lago nel New Hampshire, gli diceva: “Non si nuota per almeno due ore dopo i pasti.” Stava seduta su una piccola sedia di legno, sotto un ombrellone a righe, e guardava i bambini che giocavano sulla stretta spiaggia di ghiaia.
Ora sentiva un dolore alla nuca e alla base del cranio, e i pensieri vacillavano nella sua mente, sconnessi e sfuggenti. Si ricordò che non gli era mai piaciuto molto nuotare. Entrava in acqua solo per rinfrescarsi e giocare. Il nuoto gli era sempre sembrato uno sport noioso. Sempre lo stesso percorso, avanti e indietro, ancora e ancora, solleva un braccio, solleva l’altro braccio, sbatti i piedi, solleva un braccio, solleva l’altro braccio, sbatti i piedi, e non arrivi mai da nessuna parte. E non aveva mai imparato a non farsi entrare l’acqua nelle orecchie: a volte si sentiva sordo per delle ore, e l’acqua non usciva finché non andava a letto e dormiva su un lato per molto tempo.
Cominciò a sentirsi le braccia intorpidite e le ruotò ancora e ancora, sforzandosi di lavorare con le spalle; gli sembrava di non aver mai nuotato così lentamente. Non ha senso perdere tempo, pensò, cercando di preoccuparsi di qualcos’altro che non fossero le sue braccia. Tanto vale che io cerchi di capire cosa fare quando sarò arrivato là.
A fatica, cercò di formulare una frase da dire al francese quando si sarebbe avvicinato. Monsieur, j’y suis. Doucement. Doucement. Sarebbe rimasto lontano dall’uomo e avrebbe cercato di tranquillizzarlo, prima di prenderlo. In modo confuso, si ricordò di aver visto una dimostrazione di salvataggio in acqua in una piscina, quando aveva quattordici anni. Non vi aveva prestato molta attenzione, perché il ragazzo seduto dietro di lui aveva continuato a colpirlo di nascosto con un asciugamano bagnato. Ma avevano detto qualcosa a proposito del lasciarsi affondare se l’uomo che stava annegando metteva un braccio intorno al tuo collo; poi bisognava girarsi, mettere la propria mano sotto al suo mento e spingere. Non ci aveva creduto quando aveva quattordici anni e non ci credeva neppure adesso. Era una di quelle cose che sembrano funzionare solo quando le provi sulla terraferma. E poi c’erano tutte quelle storie sul fatto di colpire una persona al mento, facendole perdere conoscenza. Sempre meglio sulla terraferma. Non aveva mai messo K.O. nessuno nella sua vita. Sua madre odiava i combattimenti. Monsieur, soyez tranquille. Roulez sur votre dos, s’il vous plaît. Poi si sarebbe avvicinato e lo avrebbe preso per i capelli e avrebbe iniziato a trascinarlo, nuotando alla marinara. Ma l’uomo avrebbe capito? Faceva una fatica tremenda a farsi capire dai francesi con il suo accento, in particolare lì nei Paesi Baschi. Martha non aveva nessun problema. Tutti le dicevano che aveva un accento perfetto. Beh, per forza, dopo tutto quel tempo alla Sorbonne. L’avrebbe voluta accanto a sé come interprete. Tournez sur votre dos. Così era meglio.
Nuotava a fatica e lentamente, gli occhi iniziavano a bruciargli per via dell’acqua salata. Quando sollevò la testa, aveva delle macchie bianche e argento davanti agli occhi, gli sembrava che tutto fosse appannato e non riusciva a vedere bene niente. Continuò a nuotare.
Dopo cinquanta bracciate decise che si sarebbe fermato, sarebbe rimasto a galla e si sarebbe guardato intorno. Ora, l’idea di rimanere a galla, gli sembrava come il più grande piacere mai concesso al genere umano.
Cominciò a contare le bracciate. Quattordici, quindici, sedici… Signore, pensò, e se fosse calvo? Cercò di ricordare che aspetto avesse la testa dell’uomo, mentre si allontanava dalla barca capovolta. Si ricordò di un lieve luccichio. Calvo, concluse Munnie, disperato. Niente va per il verso giusto.
Ricominciò a contare le bracciate da capo; quando raggiunse il trentacinque sapeva che avrebbe dovuto fermarsi per un attimo. Si costrinse a farne altre cinque, poi si fermò e si girò sulla schiena, ansimando, sputando acqua e guardando il cielo. Riprese fiato, poi si rigirò e rimase a galla, cercando l’uomo con lo sguardo.
Sbatté le palpebre e si strofinò gli occhi con il dorso della mano, affondando fino alla bocca. Il francese non c’era. Oddio, pensò, è annegato.
Poi sentì un gorgoglio e si girò. Un peschereccio si stava allontanando dal punto in cui Munnie aveva visto l’uomo per l’ultima volta, e si stava dirigendo verso la chiglia capovolta. Munnie si tenne a galla, guardando il peschereccio fermarsi, mentre due pescatori allungavano le braccia e issavano la donna a bordo. L’imbarcazione, realizzò Munnie, doveva essere arrivata da sud, nascosta dal piccolo promontorio su cui era costruito il forte, e doveva aver costeggiato il lato del contrafforte che dava sul mare, per poi entrare nel canale mentre lui nuotava ignaro di tutto, allontanandosi dalla spiaggia.
Gli uomini sul peschereccio lanciarono una cima alla barca capovolta, poi si girarono e si diressero verso Munnie. Li aspettò; ormai era rimasto completamente senza fiato. Mentre si avvicinava, il peschereccio – dipinto di blu, vecchio e lento – aveva un aspetto rassicurante. Munnie vide dei volti ampi, sorridenti e abbronzati, e dei baschi blu inclinati su un lato; con un grande sforzo, fece un cenno con le braccia, mentre il peschereccio rallentava e si fermava accanto a lui.
“Ça va? ” gridò un pescatore, sorridendogli. Aveva un mozzicone di sigaretta appiccicato alle labbra.
Munnie si sforzò di sorridere: “Ça va bien” rispose. “Très bien.”
L’uomo che era stato salvato, ancora nudo fino alla cintola, si sporse oltre la balaustra e osservò Munnie con curiosità. Munnie vide che era pieno di capelli. Il francese non disse nulla. Era un uomo giovane e grasso, con un’espressione offesa e dignitosa sul viso. Al suo fianco apparve una donna. Doveva essersi truccata pesantemente, e l’acqua di mare aveva causato un grave danno al suo rossetto e al suo mascara. Guardò Munnie con aria furiosa, poi si rivolse al francese. Lo afferrò per entrambe le orecchie e lo scosse. “Crapaud!” urlò. “Espèce de cochon.”
Il francese chiuse gli occhi e permise alla donna di scuotergli la testa, mantenendo un’espressione triste e dignitosa. Il pescatore fece un sorriso ancora più ampio.
“Alors” disse uno dei pescatori, lanciando una cima verso Munnie “allons-y.”
Munnie fissò la cima con desiderio. Poi si ricordò che era nudo. Scosse la testa. Se non altro, quel pomeriggio non si sarebbe fatto ripescare nudo dal mare, per poi ritrovarsi davanti a quella donna che tirava le orecchie al suo amico e lo chiamava maiale e rospo. “Sto bene” disse Munnie, rivolgendosi alle facce abbronzate e divertite dei pescatori, abituati a ogni tipo di ridicolo incidente e abbandono in mare. “Je suis… ok. Vorrei nuotare. Cioè… Je voudrais bien nager.”
“Ok, ok” dissero i pescatori, ridendo, come se ciò che aveva detto fosse estremamente spiritoso. Ritirarono la cima e gli fecero un cenno di saluto; poi il peschereccio si girò in direzione del porto, trainando l’imbarcazione a chiglia piatta. Mentre avanzava, sopra il suono del motore, Munnie poteva ancora sentire la donna urlare.
Beh, pensò Munnie, guardando la barca allontanarsi, almeno mi hanno capito.
Poi si voltò e guardò verso la spiaggia. Sembrava lontana chilometri e Munnie fu sorpreso di aver nuotato così tanto. Prima d’ora, nella sua vita, non aveva mai coperto una tale distanza a nuoto. Sulla spiaggia, sul bordo dell’acqua, con la torre del forte alle loro spalle, c’erano Bert e Martha, due piccole e sottili figure. Ora che il sole stava calando, gettavano delle lunghe ombre sulla sabbia.
Dopo aver preso un profondo respiro, Munnie iniziò a nuotare.
Doveva girarsi e rimanere fermo a galla ogni dieci metri, e per un po’ gli sembrò di non muoversi affatto, malgrado le sue bracciate. Ma alla fine, quando mise giù i piedi, toccò il fondo. Era ancora abbastanza profondo, rimaneva fuori solo dal mento in su, e quindi continuò a nuotare con ostinazione. Con un solo movimento – non cercò neanche di capirlo mentre lo faceva – si mise in posizione e nuotò con un corretto stile libero fino a riva, finché l’acqua divenne così bassa che, con la punta delle dita, raschiò la sabbia sul fondo.
Quindi si alzò in piedi. Tremò un poco, ma poi rimase in piedi e sorridendo, nudo e con l’acqua che gli scorreva giù lungo il corpo, camminò lentamente verso il punto in cui si trovavano Bert e Martha, in piedi accanto al mucchietto dei suoi vestiti sulla spiaggia.
“Beh” disse Bert mentre Munnie li raggiungeva “da quale parte della Svizzera vieni, amico?”
Mentre si chinava per prendere il telo e asciugarsi, tremando al contatto con il tessuto ruvido, Munnie sentì Martha ridere.
Si strofinò fino a quando fu asciutto. Ci mise molto tempo: tremava come una foglia, era esausto, e non gli importava di coprire la sua nudità. Guidarono fino all’hotel in silenzio, e quando Munnie disse che pensava di andarsi a sdraiare per riposarsi un attimo, entrambi furono d’accordo nel dire che probabilmente era la cosa migliore da fare.
Fu un sonno irrequieto: si sentiva mezzo sordo perché aveva le orecchie tappate dall’acqua, e il sangue gli pulsava dentro, come il suono incessante delle onde del mare in lontananza. Quando Bert entrò nella stanza e disse che era ora di cena, Munnie gli disse che non aveva fame e che voleva riposare.
“Andremo al casinò dopo cena” disse Bert “Dobbiamo passare a prenderti?”
“No” disse Munnie. “Non mi sento fortunato stasera.”
Ci fu un attimo di silenzio nella stanza in penombra. Poi Bert disse: “Buonanotte. Dormi bene, ciccione” e uscì.
Rimasto solo, Munnie restò sdraiato a pensare, fissando il soffitto ombreggiato. Non sono grasso. Perché mi chiama in quel modo? Ha iniziato a farlo solo a metà dell’estate. Poi dormì di nuovo e si svegliò solo quando sentì il rumore dell’auto che rientrava all’hotel, e i passi leggeri che salivano le scale, passavano oltre la sua porta, fino al piano di sopra. Sentì una porta aprirsi e chiudersi delicatamente, e si costrinse a chiudere gli occhi e a cercare di dormire.
Quando si svegliò, il cuscino era bagnato: l’acqua era uscita dalle sue orecchie, e lui si sentì meglio. Quando si tirò su a sedere, il sangue smise di pulsargli nella testa. Accese la lampada e guardò il letto di Bert. Era vuoto. Guardò l’orologio. Erano le quattro e mezza.
Uscì dal letto, si accese una sigaretta, andò alla finestra e la aprì. La luna aveva appena iniziato a calare, il mare aveva un colore lattiginoso e le onde s’infrangevano con un borbottio regolare, come un uomo anziano che si lamenta della sua vita passata.
Per un attimo, si chiese dove sarebbe stato a quest’ora se il peschereccio non fosse comparso da dietro il frangiflutti. Poi spense la sigaretta e cominciò a fare le valigie. Non ci mise molto, perché avevano viaggiato leggeri per tutta l’estate.
Quando finì si assicurò che la chiave di scorta dell’auto fosse nel suo anello. Poi scrisse una breve nota per Bert, dicendogli che aveva deciso di partire per Parigi. Sperava di arrivare in tempo per prendere la nave. Sperava anche che questo non lo avrebbe infastidito troppo, ma sapeva che Bert avrebbe capito. Non accennò a Martha.
Portò la sua valigia fino all’auto, attraversando l’hotel buio, e la lanciò nello spazio vuoto accanto al posto del guidatore. Indossò un impermeabile e un paio di guanti, accese l’auto e uscì con attenzione dal vialetto d’accesso, senza guardarsi dietro per vedere se il suono del motore avesse svegliato qualcuno, o se qualcuno si fosse affacciato alla finestra per vederlo partire.
C’era la nebbia nei tratti più bassi della strada, quindi guidò lentamente, sentendo l’umidità sul viso. Il singhiozzante e costante rumore dei tergicristalli sul parabrezza e la luce fissa e tenue dei fari sulla strada davanti a lui, quasi lo ipnotizzarono. Guidava meccanicamente, non pensava a nulla.
Fu solo oltre Bayonne, quando ormai era sorto il sole, aveva spento i fari e la strada si allungava grigia e luccicante attraverso gli scuri corridoi di pini delle Landes, che si concesse di ricordare il giorno e la notte appena trascorsi. E allora, riuscì a pensare solo a questo: È colpa mia. Ho lasciato che l’estate durasse un giorno di troppo.

 

Traduzione di Chiara Voltini

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