Angelo, guarda il passato | Thomas Wolfe - Mattioli 1885

Angelo, guarda il passato | Thomas Wolfe

Un capolavoro assoluto della letteratura americana.

Pubblicato nel 1929, Angelo, guarda il passato è uno dei più grandi romanzi del Novecento: un libro monumentale e travolgente, spesso dimenticato, ma capace di lasciare un segno indelebile in chi lo incontra.

Attraverso i primi vent’anni di vita di Eugene Gant — giovane inquieto e assetato di mondo nella fittizia Altamont, Carolina del Nord — Thomas Wolfe costruisce un affresco potente dell’America del primo Novecento: una famiglia tumultuosa, una provincia carica di contraddizioni, il desiderio irresistibile di partire per diventare se stessi.

Visionario e profondamente autobiografico, questo romanzo ha influenzato generazioni di scrittori, da Ray Bradbury a Philip Roth, fino alla Beat Generation e a Jack Kerouac.

«Il mondo era davanti a lui pronto per essere afferrato, pieno di città opulente, vendemmie d’oro, trionfi gloriosi, donne splendide, pieno di mille possibilità mai incontrate e magnifiche.»

Per la prima volta in Italia, questa edizione presenta la storica copertina originale del 1929, un vero cult per gli amanti dei libri.

Dalla prefazione di Pasquale Panella:

Finalmente niente da dire, il problema è dirlo con meno parole possibile. Niente da dire a proposito di questo libro, lo guardiamo come si guarda l’impronta di un mastodonte. Anche incantati.

Nell’impronta c’è tutto l’essere di chi l’ha lasciata, così si dice e, sì, è abbastanza vero.

È un libro che lascia questa impressione a chi lo ha visto, a chi ha visto il volume, a chi lo guarda: che sia un grosso libro, gigantesco, vasto, alto. È la prima impressione, è l’impressione giusta. Il libro somiglia al suo autore (ogni creatura è nell’impronta che lascia).

Il libro, voglio dire, è in ogni frase del libro, in ogni paragrafo, in ogni capitolo, in ogni parte. Forse, solo nel libro non c’è tutto il libro.

Non si esce, dal libro non si esce, il problema è farci entrare tutto, e tutto vuol dire esattamente tutto.

Insomma, il romanzo è illusione. E illudiamoci, allora.

«… una pietra, una foglia, una porta mai trovata; di una pietra, una foglia, una porta…»