PROGETTI SPECIALI

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PROCESSO EICHMANN

Il progetto integrale degli atti processuali del processo Eichmann
ha preso vita attraverso 4 volumi di carattere antologico,
pubblicati dal 2014 al 2016

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MARK TWAIN OPERA OMNIA

Nel 2014 – dopo una serie di titoli sparsi pubblicati negli anni –
prende il via il progetto ambizioso e visionario di tradurre tutta l’opera di Mark Twain.
Il progetto non segue un ordine cronologico ed è curato da Livio Crescenz

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CENTOTRENTACINQUE
Collana diretta da Filippo Tuena

La collana centotrentacinque esce in occasione del cxxxv anniversario
della fondazione della casa editrice, con una tiratura di 135 copie
numerate con numeri arabi, più 15 con numeri romani e fuori commercio.
La collana è disponibile al pubblico sul sito della casa editrice.

Rick Bass | Nashville Chrome

Nashville Chrome è in arrivo, giusto in tempo per i vostri regali di Natale. È la storia dell’ascesa e della caduta dei Browns, il leggendario trio che con il suo sound affascinò Elvis e i Beatles. Qui trovate un’anticipazione.

La prima volta che si esibì, Jim Ed rubò subito la scena, nel giro di un mese divenne il cantante prediletto e dopo soli due mesi portò nello spettacolo anche Maxine e Bonnie. Decisero di chiamare il loro gruppo ‘The Browns’ niente di fantasioso, e quella sera ricevettero la loro prima standing ovation, più potente di qualunque droga. Ciascuno di loro percepiva la strana pulsazione dell’appagamento, ondate di applausi indistinguibili dall’amore. Jim Ed se li divorava e persino Bonnie – fiduciosa e con la testa sulle spalle per essere una bella ragazza che era appena stata consacrata stella della musica – se li godeva immensamente, nonostante quello per lei fosse un gioco.

Ma fu Maxine a rimanerne colpita più di tutti. Quando quella prima esibizione finì, non riuscì a smettere di pensarci, né avrebbe potuto vivere senza. Era come se quella sera la sua anima fosse volata via dal corpo. Quando sarebbe tornata? Se lo chiede ancora adesso.

C’era un talent-scout che era attirato dal Barnyard Frolic, uno che cercava di sfruttare i talenti locali che passavano di lì. Si chiamava Fabor Robinson e aveva fatto un bel po’ di soldi mettendo sotto contratto i tanti ragazzotti ingenui che dalla campagna più remota venivano a esibirsi al Frolic. I Browns avrebbero dovuto capirlo, così come le centinaia di cantanti che li avevano preceduti, anche se nessuno degli altri possedeva ciò che avevano loro.

Era come andare al macello. Fabor si avvicinava al giovane artista dietro le quinte, non appena finiva di esibirsi, quando l’adrenalina scintillava così potente nel suo sangue che il cantante o musicista era in uno stato alterato. Si congratulava, lo paragonava in modo lusinghiero all’icona che aveva imitato quella sera e diceva di conoscere le persone che ammirava o venerava di più: di essere in affari con quella star, di avere i contatti e la possibilità di raggiungerla, di immaginare che potesse fare da mentore al giovane talento.

Si presentava con i documenti già pronti e, dato che i cantanti erano disperati, morivano di fame e adoravano ciò che facevano, firmavano sempre. Li metteva sotto contratto minorenni, non gli importava, con o senza il consenso o la presenza dei genitori, poi andava in certe stazioni radio e allungava una mazzetta al disc jockey perché trasformasse il singolo del suo artista – una delle canzoni di cui ormai possedeva tutti i diritti – in un grande successo, e se forse nasceva una stella, era più che certo che quella stella non sarebbe stata pagata.

Ancora oggi Maxine prova vergogna ripensando a quanto fossero stati creduloni. Per lungo tempo le cose erano state semplici e la fame che avevano provato era sempre stata fisica, ma quando il mondo scoprì il loro sound conobbero una fame di tipo diverso, la cui grandezza e portata, lo capisce solo ora, erano pari alla fame che aveva il mondo, per quanto nemmeno adesso sappia dire di che cosa si tratti esattamente.

“Sei stato cresciuto da Hank?” chiese Fabor a Jim Ed quella prima sera. “Sei il suo figlio illegittimo? Sei meglio di Hank Snow” disse. 

E quando capì che era Maxine a prendere le decisioni per conto dei Browns, iniziò a lavorarsela, instillandole quella fame – o aprendo una strada dalla quale la fame del mondo potesse entrare.

“Incomparabile” disse, “una sirena, una star. Incantevole.” 

Non la paragonò a nessuna, perché non c’era nessuna a cui paragonarla; ma nemmeno si soffermò sul fatto che la bellezza del suo sound derivasse anche dall’essere parte dell’insieme.

“Spero tu sia pronta a diventare una star” disse, “perché lo sei già. Ma guardati” aggiunse. “Sei intelligente, sei bella e hai una voce angelica. Guardati. Sei pronta a diventare una star?” 

Fissò Bonnie e poi si rivolse a Jim Ed. 

“Giovane Mr Snow” disse, ben conscio della fame che si era accesa in Maxine, di come soffiava o ansimava quando lui concentrava la sua attenzione su un altro. Era come sparare a dei pesci in un barile. Si prese i Browns, anche se di certo loro non avevano bisogno che corrompesse le stazioni radio: non appena i direttori sentivano le loro armonie, volevano trasmetterli in ogni caso.

E così, da un momento all’altro, divennero prigionieri a vita. Fabor aveva sottratto loro il potere, aveva rubato la loro magia con la stessa facilità con cui avrebbe catturato tre lucciole in una bottiglia di vetro. Erano così ingenui che non capirono nemmeno quanto quella cosa fosse sbagliata: come agnelli inermi che alzano gli occhi agitando la coda e avanzano verso l’agguato del leone.

La scuderia degli schiavi a vita di Fabor – i suoi contratti, legali e vincolanti, lo rendevano proprietario di tutto quello che avrebbero fatto; ogni sua elargizione agli artisti era a sua totale discrezione e solo al netto delle spese generali e amministrative – era composta per lo più da giovani privi di talento, coristi di chiesa e strimpellatori da elemosina a cui quasi non valeva la pena di far incidere dischi, figuriamoci di promuoverli. Negli anni, però, era riuscito a catturare qualche pesce grosso, il più grande dei quali era ‘Gentleman’ Jim Reeves, che Fabor aveva già schiavizzato per anni con un contratto di esclusiva e che era davvero disperato, nonostante il successo nelle classifiche radiofoniche e nei cuori di chi, ogni fine settimana, si metteva ad ascoltare alla radio il suo canto morbido e suadente. Nessuno avrebbe mai immaginato l’angoscia che si celava dietro l’apparenza, o il fatto che bevesse. La sua maschera era quella del gentiluomo Jim e in pubblico la manteneva, a prescindere da quanto fosse orribile la sua vita.

Reeves e sua moglie Mary avevano solo una decina di anni più dei Browns, ma quando li incontrarono per esibirsi insieme in uno spettacolo a Shreveport, organizzato da Fabor, erano già parecchio logorati dalle tournée. Lo spettacolo si teneva nell’auditorium di una scuola superiore, il pubblico era il più numeroso per il quale i Browns si fossero mai esibiti e il posto gli appariva favoloso almeno quanto era avvilente e malmesso per Jim Reeves, che all’epoca stava già imboccando la curva discendente della sua carriera – i suoi successi del passato andavano ancora piuttosto bene, ma non ne produceva molti di nuovi.

Mary Reeves era elegante, così magra da sembrare la lama di un coltello, come d’altronde la stessa Maxine, e indossava pellicce alla minima occasione, a ogni lieve brezza del Nord che facesse calare la temperatura al di sotto dei dieci gradi. Jim era spensierato come Jim Ed e i due si presero in simpatia fin da subito. 

“Allora sei tu quello che secondo Fabor mi ruberà il lavoro” disse Jim Reeves. “Fammi un favore: vedi di sbrigarti.” 

Poi tirò fuori una fiaschetta e gliela porse. 

“Al prossimo Hank Snow” disse, “e ai Browns. Benvenuti” aggiunse. “Adesso siete di famiglia.”

Jim salì sul palco per primo, poi chiamò i Browns e li presentò subito, sulla scia e i buoni auspici della sua esibizione. Consegnò loro il suo pubblico, fece un passo indietro e si esibì come supporter per il resto della serata, ridendo nel vedere che i Browns non si rendevano davvero conto di quanto fossero bravi e che almeno per il momento si nutrivano della forza della loro giovinezza, non sapevano niente e per loro tutto era una novità.

 

pagine 336 / isbn 978-88-6261-898-4    euro 19,00 | Traduzione di Francesca Cosi e Alessandra Repossi

 



Mattioli 1885