PROGETTI SPECIALI

MARK TWAIN OPERA OMNIA

CENTOTRENTACINQUE

Ritorno a Costantinopoli (Innocenti all’estero, Vol. III) / Mark Twain (Incipit)

 

Abbiamo trascorso una piacevole giornata costeggiando tra le isole della Grecia, che sono assai montagnose. I colori dominanti sono il grigio e il marrone, che s’avvicina al rosso. Piccoli bianchi villaggi circondati da alberi sono annidati nelle valli o sono appollaiati in cima ad alte e ripide scogliere, a picco sul mare.
Il tramonto è stato meraviglioso – una vampata di un vivace color carminio, a ovest, che lanciava bagliori rossastri lontano sul mare, fino all’orizzonte. Orizzonti così belli sembra che siano rari in questa parte del globo – o almeno orizzonti che sorprendano davvero. Sono morbidi, sensuali, piacevoli – squisitamente raffinati, effeminati, ma da queste parti non abbiamo ancora veduto le straordinarie conflagrazioni che fiammeggiano lungo la scia del sole che sta tramontando nelle nostre alte latitudini settentrionali.
Ma cos’erano, i tramonti, per noi, a paragone dell’incontenibile emozione per il fatto che ci stavamo avvicinando alle città più famose della terra? Cosa c’importava di quanto accadeva in cielo, quando con la fantasia vedevamo Agamennone, Achille e mille altre eroi di quel grande Passato che marciavano in spettrali processioni? E quindi perché star lì a pensare ai tramonti, quando stavamo per soggiornare, per respirare e camminare nell’Atene reale? Sì, e per tornare indietro nei secoli già trascorsi per cercare di persona le tracce degli schiavi, di Diogene e Platone, nella piazza del mercato o chiacchierare con la gente del luogo dell’assedio di Troia o della splendida impresa di Maratona… Ma sì, al diavolo i tramonti!

Traduzione di Livio Crescenzi