Theodore Dreiser / Il Titano

| Quando Frank Algernon Cowperwood uscì dal Penitenziario Distrettuale di Philadelphia si rese conto che era per sempre finita la vita di un tempo che aveva trascorso in quella città, sin dalla fanciullezza. La gioventù ormai era finita, portandosi via tutte le prospettive di una grande posizione nel mondo degli affari, così come aveva sognato da giovanotto. Dunque, doveva ricominciare da capo. Sarebbe inutile star qui a raccontare come avvenne che, una seconda ondata di panico in borsa, a seguito di un enorme fallimento – quello della Jay Cooke & C. – gli aveva permesso di ritrovarsi di nuovo tra le mani un grosso patrimonio, e come questa ritrovata ricchezza lo avesse alquanto placato. Sembrava proprio che al destino stesse particolarmente a cuore il suo personale benessere. Comunque sia, non ne poteva più della borsa come mezzo per arricchirsi, e a quel punto decise d’abbandonare per sempre quell’attività. Si sarebbe messo a fare qualche altra cosa – ferrovie, compra-vendita d’immobili, o un’altra di quelle sconfinate opportunità che il lontano Ovest offriva. Insomma, Philadelphia non gli andava più a genio. Sebbene ormai fosse libero e ricco, era ancora una pietra di scandalo per gli ipocriti che infestavano quella città, e il mondo finanziario e la buona società non erano disposti ad accettarlo. Doveva andarsene, doveva rifarsi una strada da solo, senza appoggi, o almeno aiutato solo in segreto, mentre i suoi amici d’un tempo avrebbero seguìto i suoi passi solo da lontano. Dunque, con queste idee in testa, un bel giorno prese il treno, e la sua deliziosa ragazza, che all’epoca aveva solo ventisei anni, andò a salutarlo alla stazione. Lui la fissò con tenerezza, perché la giovane era la quintessenza d’un certo tipo di bellezza femminile. “Ciao, tesoro” la salutò sorridendo, mentre la campana annunciava che il treno stava per partire. “Vedrai, presto tu e io ce n’andremo di qui. Non piangere… Tornerò tra due o tre settimane, o ti farò venire. Non ti porto con me ora solo perché non so nulla di quelle parti, laggiù. Ma vedrai… ci sistemeremo in qualche posto, e allora sì che risolverò anche questa faccenda. Non vivremo sempre nascosti. Divorzierò e ci sposeremo, e tutto andrà bene. Ah, basta avere i soldi.” La guardò con i suoi grandi occhi, freddi e penetranti, e la ragazza gli strinse il volto tra le mani. “Oh, Frank” esclamò. “Mi mancherai tanto! Sei tutto quello che ho.” “Tra due settimane…” sorrise, non appena il treno iniziò a muoversi. “Sarò di ritorno o ti manderò un telegramma. Stammi bene, dolcezza.” La ragazza lo seguì con occhi adoranti – una bambina pazzamente innamorata e viziata, la cocca di tutti, amorosa, appassionata e affettuosa, il tipo di donna verso cui un uomo del genere non può fare a meno d’avere un debole – scosse il capo con la sua massa di bei capelli rosso-oro e con la mano gli lanciò un bacio. Poi s’allontanò camminando con la sua andatura morbida e sinuosa – quel genere che fa voltare gli uomini. |

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