PROGETTI SPECIALI

MARK TWAIN OPERA OMNIA

CENTOTRENTACINQUE

Una lunga vita felice / Reynolds Price (incipit)

 

Wesley Beavers era alla guida di quella moto nera, che inclinava da una parte e dall’altra guidandola solo con il corpo, come un serpente, svicolando a destra e a sinistra lungo la lenta fila di automobili per arrivare prima; dietro gli occhialoni lo sguardo fisso a nord, verso Mount Moriah, le code di procione che decoravano le manopole che sventolavano in faccia a tutti. Appoggiata alla sua schiena, come se dormisse, le gambe divaricate sulla sella in pelle di montone, c’era Rosacoke Mustian, che forse era la sua ragazza e che aveva rinunciato a guardare nel vento, e a fare un cenno di saluto a ogni triste macchina della fila. Quando lui aveva accelerato per sorpassare il camion (preso in prestito per il pomeriggio da Mr Isaac Alston e guidato da Sammy, un suo dipendente, con a bordo una cassa di pino e un ragazzo nero vestito con quanto era riuscito a farsi prestare, seduto su una sedia con lo schienale e i braccioli tra un mucchio di fiori, e con un piede sulla cassa per tenerla ferma) – quando addirittura sorpassò anche il camion, Rosacoke disse una sola volta, contro la schiena di lui: “No, ti prego, non…” e si azzittì mortificata, senza pensare a nulla ma con le mani strette intorno ai fianchi di lui, per la paura, e la camicetta bianca che si gonfiava dietro di lei, come uno stendardo sventolato in segno di sconfitta.

Il fatto è che Wesley non vedeva altro che le moto sin da quando era stato congedato (o lo sarebbe stato, il lunedì successivo) e non l’avrebbe accompagnata in macchina nemmeno se fossero piovute palle di fuoco da ogni dove. Aveva deciso di portarla al picnic in quel modo, e quando Mildred Sutton era morta dando alla luce il suo bimbo senza essere sposata, e Rosacoke s’era subito sentita in dovere di recarsi prima al funerale e aveva chiesto a Wesley se per favore l’accompagnava, lui aveva risposto che l’avrebbe fatto, certo, ma non vedeva una sola ragione al mondo per rinunciare alla moto e prendere la macchina per il funerale di una negra. Rosacoke doveva arrivare laggiù e non poteva certo farsi a piedi tre miglia né voleva rischiare che lui la piantasse in asso, per cui non discusse ma si tirò la gonna sopra le ginocchia, e che tutti la guardassero pure, ficcò il cappello nella borsa laterale e montò in sella alla moto.

 

Traduzione di Livio Crescenzi