Willa Cather / Pionieri

Un giorno di gennaio di una trentina di anni fa, la piccola città di Hanover, Nebraska, stava cercando con tutte le sue forze di non essere spazzata via dall’altopiano ventoso su cui era ancorata. Una pioggia sottile di fiocchi di neve si stava addensando attorno a una manciata di bassi edifici grigi, rannicchiati su una prateria e sotto un cielo altrettanto grigi. Le abitazioni erano sparse a casaccio su quella dura zolla di terra – alcune sembravano essersi aggiunte durante la notte, altre era come volessero scappare via, dirette verso gli spazi aperti al di fuori della città. Nessuna casa aveva l’aria di essere lì per rimanervi. Il vento soffiava ululando, passando sopra e sotto esse. La strada principale era piena di solchi, in quel momento ricoperti dal ghiaccio. Correvano dalla tozza e rossa stazione ferroviaria e dal silos per il grano a nord della città fino al deposito di legname e allo stagno per i cavalli all’estremità sud. Su entrambi i lati della strada due file irregolari di edifici in legno – i negozi di merci generiche, le due banche, la farmacia, lo spaccio alimentare, il saloon, l’ufficio postale. La neve grigia e calpestata era ammassata sui marciapiedi che correvano paralleli a essi, anche se alle due del pomeriggio i negozianti, tornati dal pranzo, se ne stavano bene al caldo dietro le finestre appannate. I bambini erano a scuola e non c’era nessuno per le strade, a parte alcuni paesani dall’aspetto rozzo, intabarrati in cappotti grossolani, con i lunghi berretti tirati sul naso.

Da ‘Pionieri’

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